Una sentenza fa chiarezza sulle e-bike: non sono ciclomotori

Il tribunale di Palermo è stato chiamato a esprimersi dopo i numerosi ricorsi presentati per multe e sequestri da parte dei cittadini

Tutto nasce a Palermo dove, dei vigili urbani sin troppo solerti, si erano resi protagonisti di multe e sequestri dei mezzi. Secondo gli uomini della Polizia Municipale del capoluogo siciliano, infatti, le e-bike con “walk assist” erano paragonabili a dei motocicli e, in quanto tali, chi le utilizza deve indossare il casco e munirsi di assicurazione, così come previsto dal Codice della Strada.

Le multe, e i sequestri delle bici elettriche, però, sono frutto di un’errata interpretazione del Codice stesso e, per questo motivo, non possono essere considerate valide. A esprimersi in questo senso è stata la quinta sezione civile del Tribunale di Palermo, chiamata a pronunciarsi in seguito ai numerosi ricorsi presentati dai cittadini vittime di multe e sequestri dei veicoli.

Al centro della diatriba tra il comando di Polizia Municipale di Palermo e dei cittadini palermitani c’è il walk assist, un dispositivo che consente di avviare la e-bike senza bisogno di muovere i pedali. Questo piccolo motorino elettrico permette di muovere la bici fino a una velocità di 6 chilometri orari. Insomma, più o meno come una persona che cammina a passo svelto (e di gran lunga al di sotto dei limiti di velocità previsti dalla legge), ma più che sufficiente per i vigili di Palermo per considerare le e-bike dei motocicli.

Come accennato, però, non è della stessa opinione il giudice della quinta sezione civile del Tribunale di Palermo. Nella sentenza, come si legge in un comunicato dell’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, si specifica invece che le bici elettriche a pedalata assistita, anche se dotate di walk assist, non sono dei ciclomotori e neanche possono essere a essi paragonati.

“Questa episodica ed errata interpretazione – si legge in una nota stampa a firma dall’associazione – ha prodotto multe per svariate centinaia di euro e sequestri (guida senza casco e mancanza di assicurazione), colpendo soprattutto gli ignari utenti della strada e indirettamente anche le imprese costruttrici che hanno messo sul mercato le loro biciclette rispettando le norme europee e nazionali vigenti”.

Alla luce della sentenza, dunque, i proprietari di bici a pedalata assistita, anche se dotati di walk assist, possono dormire sonni tranquilli. Non hanno l’obbligo di indossare il casco “regolamentare” (anche se è più che consigliabile indossare il caschetto da bici), né dovranno sottoscrivere una polizza assicurativa e né sostenere gli esami per fare il patentino per ciclomotori.

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