Monopattini, senza casco c’è il rischio di incidenti anche gravi

Questi veicoli leggeri sono guidabili da chi ha più di 14 anni senza patentino ma le criticità non mancano.

Due gravi incidenti a Milano e Bologna hanno messo alla luce il rischio per chi circola in strada coi monopattini. Ormai questo mezzo di micromobilità sta diventando sempre più diffuso ed è importante conoscere le regole che ne normano la circolazione.

Con un emendamento al Codice della Strada, nel marzo 2020, sono state definite le nuove regole per l’utilizzo dei monopattini elettrici, analoghe a quelle che valgono per le biciclette, pertanto sono diventati “veicoli” a tutti gli effetti, con specifici obblighi da parte degli utilizzatori.

Questi veicoli leggeri sono guidabili da chi ha più di 14 anni senza patentino ma le criticità non mancano.

Anzitutto non serve un’assicurazione come del resto per le biciclette, inoltre, il casco è obbligatorio solo per i minorenni. E su questo punto sarebbe da fare un po’ di chiarezza normativa.

Alcuni crash test sui monopattini elettrici contro le auto condotti dall’FKA, un ente tedesco di test e certificazione della sicurezza automotive, hanno dimostrato che anche un banale urto contro un’auto (a 20 km/h) può causare gravi conseguenze. In tale circostanza infatti è possibile infatti ipotizzare che le conseguenze dell’impatto della testa e del volto siano compatibili con lesioni gravi.

Senza considerare il rischio che corrono pure i pedoni che vedono sfrecciarsi a destra e sinistra i monopattini col forte rischio di essere urtati.

Per questo motivo sarebbe opportuno spingere chi va in monopattino ad indossare il casco a prescindere dall’obbligo che i nostri amministratori dovrebbero introdurre senza indugio anche per i maggiorenni per evitare nuove vittime sulle strade.

Secondo l’Asaps , l’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, dall’inizio dell’anno si sono verificati 22 episodi che hanno visto il coinvolgimento di monopattini elettrici : “Lo ribadiamo a gran voce come ASAPS, – spiega Giordano Biserni, presidente ASAPS – i Sindaci, devono predisporre i “Piani della Mobilità in Emergenza – PME”, affinché ci sia una vera coesistenza con altri protagonisti della circolazione stradale e con l’utenza debole, come i pedoni, i ciclisti, i disabili, ma anche autovetture, autocarri, mezzi di lavoro, autobus. Insomma lo spazio pubblico sempre più ridotto vede l’ingresso di un veicolo che ha sicuramente pregi ma anche svantaggi, magari dovuti al traffico caotico già dei centri urbani, all’attuale indisciplina di molti utenti, alla scarsa manutenzione stradale, al ridotto numero di piste ciclabili. E tutto passa attraverso la cultura della sicurezza e il rispetto delle norme del Codice della Strada”.

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