Sciopero dei benzinai: confermate le date

I gestori delle pompe di benzina sono in subbuglio, da tempo si parla di uno sciopero di due giorni, che è appena stato ufficialmente confermato

Uno dei temi più caldi nel 2022 è stato certamente quello dei rincari dei prezzi del carburante alla pompa, i costi della benzina e del diesel sono saliti alle stelle, lo sappiamo, e la situazione per gli italiani è stata molto difficile da gestire.

Il 2023 non è di certo iniziato meglio, l’unica misura volta a contenere i disagi causati dal caro benzina – il taglio delle accise – è terminata il 31 dicembre 2022, per cui dal 1° gennaio i prezzi alla pompa sono tornati a salire. E non è tutto: la situazione è molto agitata, per le varie novità che il Governo ha deciso di introdurre quest’anno proprio a proposito di carburanti, trasparenza dei prezzi e nuove regole per le stazioni di rifornimento (abbiamo visto tutto in un articolo dedicato pochi giorni fa).

A tal proposito, i benzinai sono in “agitazione”. Da giorni si parla di uno sciopero imminente, che oggi pare essere confermato. Cosa lamentano i gestori delle stazioni di servizio? Protestano contro il mancato finanziamento del taglio delle accise da parte del Governo oggi presieduto da Giorgia Meloni, il decreto carburanti e l’istruttoria Antitrust sui prezzi. Ma vediamone i dettagli.

Sciopero confermato: 25 e 26 gennaio

Tavolo tecnico del Governo fallito: lo sciopero si farà. È stata quindi confermata l’agitazione dei benzinai sull’intero territorio nazionale, da parte delle organizzazioni degli esercenti. Nelle intere giornate del 25 e del 26 gennaio 2023 i gestori resteranno chiusi, per protestare contro le recenti decisioni dell’Esecutivo.

Nel caso in cui il Governo dovesse decidere di sospendere anche solo una delle parti del nuovo decreto contro cui i benzinai protestano, gli stessi hanno dichiarato di essere pronti a stoppare lo sciopero anche un minuto prima del suo inizio. È chiaro quanto essi vogliano farsi sentire da chi “sta in alto” e impone regole al limite del possibile, secondo la categoria.

Prezzi carburante: le nuove regole

Di questo argomento abbiamo già parlato, insieme a tutte le novità introdotte dal Governo Meloni. Ma quella che più ha fatto scattare l’agitazione dei distributori è l’obbligo di esporre il prezzo medio giornaliero del carburante su base regionale calcolato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, da parte a quello realmente praticato.

I benzinai che non rispetteranno la nuova regola che impone la comunicazione chiara e trasparente dei prezzi medi regionali rischiano sanzioni fino a 6.000 euro, e anche questo è un motivo per cui è stato programmato lo sciopero. Secondo le organizzazioni le multe sono davvero troppo care e sproporzionate (se pensiamo che corrispondono alla vendita di 180.000 litri di benzina – circa sei settimane di lavoro – secondo le dichiarazioni del presidente della Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti Bruno Bearzi).

Il Governo fa “scaricabarile”

I rappresentanti di categoria Fegica e Figisc/Anisa accusano il Governo di fare “scaricabarile” sull’aumento dei prezzi del carburante: l’Esecutivo non finanzia più il taglio delle accise – bloccato infatti lo scorso 31 dicembre – e i prezzi tornano a salire in maniera spaventosa. Tanti esponenti della maggioranza hanno però dato la colpa dell’aumento dei prezzi del carburante esclusivamente alle speculazioni dei benzinai, e anche questo ha fatto movimentare la categoria, che ora indice lo sciopero.

Secondo Bruno Bearsi della Figisc le sanzioni non sono efficaci e i cartelli con i prezzi medi sono “inutili e dannosi, dovrebbero al massimo essere tarati sull’area circostante e non a livello regionale”.

Chiaramente le associazioni dei consumatori lamentano la situazione, e sono contro lo sciopero, sostenendo che il fermo sarebbe un danno per i cittadini. Furio Truzzi, presidente di Assoutenti: “Denunciare le anomalie che si registrano nei prezzi dei carburanti non è gettare fango sulla categoria, così come non è un insulto chiedere più trasparenza in favore dei consumatori. Non capiamo il nesso tra la sacrosanta indagine aperta dall’Antitrust sulle irregolarità relative all’esposizione dei prezzi al pubblico, che dovrebbero essere contestate dagli stessi gestori, e lo sciopero della categoria”.