Novità autovelox: queste multe non si possono più annullare

Una sentenza della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una cittadina sarda, multata da un autovelox che il Comune aveva noleggiato da un privato

Non è la prima volta che un automobilista fa ricorso contro una multa del genere, ma la sentenza depositata dalla Corte di Cassazione sembra non lasciare adito a interpretazioni: d’ora in poi, questo è certo, sarà molto più difficile protestare in tribunale contro le sanzioni da autovelox. Le multe sono valide anche se i macchinari per il rilevamento della velocità vengono noleggiati da aziende private, e anche nel caso in cui queste ultime abbiano dei guadagni diretti sulle sanzioni comminate.

Il caso in Sardegna

Il conflitto di interessi non sussiste: la sentenza della Corte di Cassazione appena depositata non ha accolto il ricorso di una cittadina sarda che aveva richiesto al Giudice di Pace l’annullamento di una multa da autovelox presa nel 2008. Il ricorso fu allora accolto, in quanto l’autovelox che aveva accertato la violazione al Codice della Strada era uno dei tanti che autorità ed enti locali noleggiano da aziende private, e quindi non “gestiti sotto il diretto controllo dell’organo di polizia stradale”.

Il Giudice di Pace di Terralba aveva annullato il verbale, ma nel 2018 il Tribunale di Oristano ha rovesciato la sentenza, dando ragione al Comune di Arborea – che aveva elevato la sanzione. La sentenza della Corte Suprema è l’ultimo capitolo della vicenda, e conferma quanto stabilito dal palazzo di giustizia: la multa è valida anche se l’autovelox è preso a noleggio.

Ma c’è dell’altro: le sanzioni sono valide anche laddove ci sia un diretto interesse dell’azienda privata di autovelox nell’elevare multe stradali. Nel reclamo, la donna protagonista della vicenda sosteneva infatti che la violazione “non era stata accertata dagli agenti della Polizia municipale, ma da addetti di società privata cointeressata ai proventi delle sanzioni”, proprio in quanto “retribuita con un corrispettivo variabile del 29,10%” che gli veniva riconosciuto dal Comune sulle multe.

La sentenza della Cassazione

Secondo la cittadina che ha portato avanti la battaglia legale, il fatto di corrispondere una percentuale sugli introiti delle multe avrebbe “trasformato il contratto di appalto in un contratto aleatorio in quanto il corrispettivo sarebbe stato condizionato da un ‘evento’, l’accertamento della sanzione, e non da un servizio effettivamente svolto, con conseguente indeterminatezza dell’oggetto”.

Nel reclamo si parla apertamente di “conflitto di interessi”, aggravato dal fatto che la ditta fornitrice, si legge, “provvedesse anche alla taratura degli apparecchi”. Inoltre la donna denunciava che la multa non fosse stata accertata dagli agenti dell’autorità competente, bensì dagli stessi operatori dell’azienda fornitrice.

Ebbene, la sentenza della Cassazione è lapidaria: “la remuneratività del servizio in relazione ai proventi delle sanzioni amministrative non è rilevante dal momento che le violazioni devono essere accertate dalla Polizia Municipale, né sussiste alcun profilo di invalidità del verbale connesso al vincolo di destinazione dei proventi”.

Tutte le infrazioni rilevate dagli autovelox noleggiati, spiega la Corte, venivano raccolte in un server “al fine di essere validate dal personale della polizia locale, che poteva dunque accedere ai dati con diretta e piena disponibilità al fine di esaminarli e verificarli per contestare le sanzioni”. Insomma, le multe da autovelox – se il macchinario è preventivamente segnalato e ben visibile – sono valide fintantoché i dati raccolti vengono convalidati dal personale dell’autorità preposta, anche nel caso in cui un’azienda privata sia interessata ai proventi delle sanzioni.