Coronavirus, rischio blocco per una fabbrica di Fca

L'amministratore delegato Mike Manley ha spiegato al Financial Times che "un team è stato incaricato di monitorare qualsiasi potenziale impatto sulla produzione".

Il coronavirus rischia di mettere in difficoltà Fca. C’è una fabbrica europea che potrebbe fermare l’attività nelle prossime settimane se l’emergenza sanitaria peggiorerà e impedirà l’arrivo di componenti dalla Cina.

L’amministratore delegato Mike Manley ha spiegato al Financial Times che “un team è stato incaricato di monitorare qualsiasi potenziale impatto sulla produzione”. Le conseguenze “non sono calcolabili calcolabile al momento. Monitoriamo la situazione”, spiega il direttore finanziario di Fca, Richard Palmer, durante la conference call sul 2019 che si chiude con un utile netto di 2,7 miliardi di euro, in calo del 19% e ricavi per 108,2 miliardi (-2), dopo un quarto trimestre record.

Altra notizia riguarda l’accordo raggiunto da FCA con l’Agenzia delle Entrate che aveva contestato all’azienda di aver sottostimato le attività americane di Chrysler per 5,1 miliardi di euro durante la ristrutturazione dell’ottobre 2014 quando l’ex Fiat ha acquistato la parte finale della casa di Detroit e ha trasferito la sede fiscale nel Regno Unito.

Il 2019 è stato un anno storico – osserva Manley – in cui abbiamo continuato a creare valore per i nostri azionisti e intrapreso iniziative mirate alla crescita futura rafforzando in modo sostanziale la nostra posizione finanziaria, impegnandoci a investire in prodotti chiave e perfezionando un Combination Agreement con Psa”. Una fusione, quella con il gruppo francese, che dovrebbe chiudersi tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 e genererà sinergie che a regime sono stimate in circa 3,7 miliardi di euro su base annuale.

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