Cinture posteriori: un obbligo di legge che viene ignorato

Nonostante sia obbligatorio ormai da quasi 15 anni, pochi italiani allacciano le cinture posteriori

La Polizia Stradale ogni anno in Italia multa moltissimi automobilisti che non indossano le cinture di sicurezza. Lo scorso anno i verbali sono stati di più ancora del 2018, esattamente il 9.5%, il dato non è per niente rassicurante, anzi.

Eppure l’obbligo di allacciare le cinture di sicurezza è in vigore dal 1988, ben più di 30 anni, e quello delle cinture posteriori dal 2006, quindi ormai quasi 14 anni. Oltretutto si tratta di dispositivi che hanno salvano la vita a moltissime persone coinvolte in incidenti in auto, è provato. Secondo l’ACI infatti in Italia “si potrebbero evitare oltre 300 vittime l’anno se tutti utilizzassero le cinture correttamente”.

Questa infrazione è la seconda più comminata, dietro solo all’eccesso di velocità che tra l’altro è anche molto più facile da scoprire grazie a tutor, autovelox e strumenti vari di rilevazione. La Polizia Stradale amplifica i controlli perché i dati sulle cinture in Italia sono davvero preoccupanti, nel 2019 il numero di infrazioni è cresciuto di molto.

Tanti anche i verbali per dispositivi alterati o ostacolati, dalla Stradale spiegano: “Non esiste area geografica immune da questa infrazione e queste persone non calcolano che non indossarle comporta un elevato rischio di morte non solo per il possibile violento urto frontale contro il retro del sedile anteriore o laterale contro i finestrini ma non è infrequente che, al momento dell’impatto, si venga sbalzati fuori dall’abitacolo a causa della pressione e del peso che fa aprire le portiere”.

Anna Maria Giannini, docente di Psicologia forense dell’Università Sapienza di Roma e coordinatrice del centro d’eccellenza sulla sicurezza stradale dell’Ateneo, ha spiegato: “Secondo i nostri studi i motivi per cui, dopo 14 anni, ancora molti non allacciano le cinture posteriori sono alcuni di carattere generale e altri specifico. Fra i primi, certamente, rientra il difficile rapporto di molti italiani con le regole, specialmente quelle che riguardano la circolazione stradale. La controprova è che molti le rispettano quando sanno di rischiare certamente una multa che magari comporta la sottrazione di molti patente-patente”.

Continua la Giannini: “Tornando alle cinture posteriori, siccome vengono rilevate solo durante temporanei posti di blocco, non esiste una matematica certezza di prendere una multa e, così, non sono indossate con frequenza. Il secondo motivo, è che spesso questi dispositivi sono percepiti come ‘inutili intralci’. Un altro motivo è che alcuni viaggiano su due livelli mentali: conoscono la regola, l’accettano ma poi vanno su un altro binario mentale e pensano ‘tanto a me non può succedere nulla di grave’. Queste persone si credono onnipotenti e immuni, sbagliando”.

Il Codice della Strada, per quanto riguarda le multe, all’art. 172 stabilisce che chi non indossa correttamente le cinture di sicurezza o le manomette è punito con una sanzione che va da euro 81 a 326, con decurtazione di cinque punti dalla patente. Se viene multato nuovamente entro due anni, scatta la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. Se non viene allacciata da un minore, della violazione risponde il conducente. L’uso delle cinture posteriori è obbligatorio per i passeggeri che viaggiano sui taxi e sulle auto a noleggio con conducente.

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