“Veloce come il vento”: una bella storia del rally italiano

Il Campionato GT set del film pluripremiato con Stefano Accorsi

 

C’è una scena, in “Veloce Come il Vento“, di una forza talmente dirompente da lasciare incollati alla poltrona. Loris – uno straordinario Stefano Accorsi – è ai box del circuito su cui la sorella Giulia – la rivelazione Matilda De Angelis – sta gareggiando a bordo di una Porsche. In estrema difficoltà, Giulia non azzecca una curva, perdendo posizioni dopo posizioni. E Loris, disilluso, tormentato e schiavo della droga, con uno slancio di amore, afferra cuffie e microfono dettando alla sorella ogni singola scalata, accelerata, frenata. Tutto, sulle note crescenti ed elettroniche degli Awolnation, in un montaggio frenetico e perfetto, non a caso il montatore, Michele D’Attanasio, ha vinto David di Donatello e Nastro d’Argento.

Sequenza magistrale, elettrizzante e bellissima, nel film diretto Matteo Rovere, qui riuscito a confezionare una delle migliori produzioni italiane degli ultimi anni. La storia – scritta da Rovere con Francesca Manieri e Filippo Gravino – ruota attorno a Giulia De Martino, che ha 17 anni e fa la pilota, grande promessa del Campionato GT. Le cose però cambiano quando a Giulia muore il padre e lei si ritrova stretta da un debito, con un fratellino da accudire e con uno più grande, Loris, che torna a casa dopo una vita tra eroina e disperazione, con un passato (lontanissimo) da grandissimo pilota di rally.

Pur non ripercorrendo strettamente i fatti, “Veloce come il vento” è ispirato alla vicenda vera di Carlo Capone – pilota prodigio di rally degli anni Ottanta,  caduto in depressione – la cui storia è stata tramandata da un meccanico romagnolo, quasi un Omero dei motori, da generazione a generazione (di provincia), fino ad arrivare alle orecchie di Rovere. E, sotto forma di un cinema denso, costruito sui brividi, sullo pancia, sull’istinto, “Veloce come il vento” sfreccia curva dopo curva verso un traguardo impossibile da raggiungere, se non attraverso un inferno in terra che non lascia scampo. Perché, oltre alle  sequenze di corsa, agli ingranaggi (e ai cuori) da aggiustare, i pistoni che muovono tutto sono Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, sporchi, sconfitti e imperfetti.
Anti-eroi su quattro ruote, umani e fragili, opposti come due ruote consumate che non smettono di correre, nemmeno per un attimo. Senza mai frenare.

In collaborazione con CHILI Cinema

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