Traforo del Monte Bianco: una chiusura che fa male

Una decisione drastica per quanto riguarda il Traforo del Monte Bianco, a causa della presenza di amianto all’interno del tunnel si provvede alla chiusura

All’interno della volta di uno dei tunnel stradali più famosi del nord Italia sono state rilevate delle tracce di amianto. Come sappiamo, questo materiale è ritenuto molto pericoloso per la salute dell’uomo: è il motivo per cui il Traforo del Monte Bianco è a rischio ed è stata presa una decisione molto drastica a riguardo.

Innanzitutto il tunnel ha bisogno di un’opera di “bonifica”, è necessario un nuovo manto stradale. Da qui la volontà di chiudere per alcuni mesi all’anno. Ma vediamo nel dettaglio che cosa succederà a breve.

Monte Bianco: il Traforo chiude

Sono necessarie opere di cura e bonifica all’interno del tunnel autostradale che collega Courmayeur, località della Valle d’Aosta, a Chamonix, nel dipartimento francese dell’Alta Savoia, e che unisce quindi la regione Alvernia-Rodano-Alpi alla Valle d’Aosta. Per questo motivo le due società che gestiscono il Traforo del Monte Bianco, una italiana e l’altra francese, hanno deciso di chiudere il passaggio per alcuni mesi.

Come hanno preannunciato, la decisione presa riguarda una chiusura che possiamo definire intermittente, per tre mesi l’anno, per ben 18 anni consecutivi. Tante le polemiche all’interno delle istituzioni, era facile prevederlo. Purtroppo infatti questa decisione provocherà senza alcun dubbio dei problemi sull’intera industria, visti i rallentamenti del traffico merci. Non dimentichiamo infatti che il Traforo del Monte Bianco è una via di comunicazione importantissima, una delle più rilevanti del nostro Paese, in entrata e in uscita. È vero, non si trova in una posizione centrale sul territorio nazionale, però è vitale per il settore commerciale, e anche turistico.

Chiusura del Traforo: i motivi

Nel cantiere di risanamento del tunnel, che è stato aperto nel mese di aprile dello scorso anno, sono state ritrovate delle tracce di amianto, che sappiamo tutti essere un materiale oggi ritenuto pericolosissimo, anche se molto usato nelle costruzioni e nell’edilizia anni fa. Da qui l’idea di interrompere il traffico e chiudere il Traforo del Monte Bianco.

La quantità di amianto ritrovata nel tunnel autostradale del nord Italia non è pericolosa per l’uomo, però è assolutamente necessario rimuoverla, per poter utilizzare nuovi materiali ed elementi sostenibili dal punto di vista del benessere dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. Siamo nel 2022, e non si parla d’altro.

Il tunnel è stato costruito molti anni fa, l’opera si è conclusa nel 1965, erano gli anni in cui il nostro Paese era tra i principali produttori mondiali dell’amianto. Un composto che costa poco e ha delle proprietà meccaniche e fisiche eccellenti, che però oggi è proibito. Sembrava perfetto per costruire strutture come questo tunnel, ma si è poi scoperto che durante la sua evoluzione naturale, i processi idrotermali a basse temperature e pressioni, rompevano le sue fibre e lo rendevano cancerogeno per l’uomo.

Il Traforo oggi ha comunque bisogno di lavori di ammodernamento, serve un nuovo manto stradale e deve essere cambiata la soletta di fondo. Per questo motivo le chiusure non si possono più rimandare; saranno certamente programmate, ma in ogni caso porteranno delle difficoltà, è inevitabile. L’intero sistema logistico italiano sarà messo a dura prova, a cominciare da quello su gomma, ma anche quelli ferroviario e marittimo.

Il presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, durante l’assemblea di Confindustria Genova, ha dichiarato: “Ci sono chiusure programmate di tre mesi all’anno per i prossimi 18 anni. Ne avrei parlato volentieri con il viceministro Rixi se fosse rimasto. Se il piano è confermato sarà un colpo durissimo per tutto il Nord Ovest. Credo sia necessario a questo punto mettere subito in cantiere la seconda canna del tunnel. Ma si oppone la Francia e allora ci viene qualche dubbio sul futuro. Non dobbiamo essere distratti sulla logistica, serve concentrazione”.

Una soluzione c’è: costruire un secondo tunnel parallelo, per sopperire alla chiusura del tunnel principale. È chiaro che non sia facile e veloce come alternativa, per questo seguiremo gli sviluppi della questione.