Stop a motori diesel: l’Europa fa retromarcia

Fit for 55, l’Europa ha deciso di apportare alcune modifiche al noto pacchetto di misure utili per ridurre le emissioni inquinanti

In questi ultimi mesi abbiamo parlato molto spesso della transizione energetica e di quanto ogni Casa automobilistica si stia impegnando per produrre veicoli a zero e a ridotte emissioni, che impattino poco (o meno rispetto al passato) sulla qualità dell’aria che respiriamo e dell’ambiente in cui viviamo.

Gli obiettivi sono alti, soprattutto per alcuni brand, e la situazione del mercato automobilistico è difficile. Inoltre la guerra tra Russia e Ucraina sembra aver dato il colpo di grazia a uno scenario già parecchio in salita per l’automotive. In questo scenario però oggi “parla” l’Europa, che pare avere deciso di metter mano al “Fit for 55”, quel pacchetto di provvedimenti e misure che sono stati decisi e programmati con un unico obiettivo: ridurre le emissioni di CO2.

L’UE ha deciso di apportare delle modifiche alle soluzioni da attuare a breve, in particolare la richiesta è partita dalla Commissione Trasporti dell’Unione Europea, che vuole accettare la riduzione delle emissioni inquinanti del 55% a partire dal 2030, questo sì, ma ha però fatto un’ulteriore richiesta importante, che cambia le carte in tavole. Parliamo in particolare della volontà di puntare al 90% di riduzione delle emissioni a partire dal 2035, e non alla totale e completa assenza (100%), come invece era previsto inizialmente.

Dietrofront da parte dell’Europa: che succede

Quella appena esposta è una decisione rilevante per l’intero settore. L’approvazione di questa richiesta mossa dall’UE è in realtà decisiva per tutte le società che fanno parte del comparto automotive. Grazie a questo cambio di rotta, non più verso lo zero totale di emissioni, le Case automobilistiche potrebbero continuare a investire forza lavoro, progetti e denaro nella realizzazione di auto a motore termico e ibride, anche dopo il 2035. E gli sforzi da fare, soprattutto in un momento così complicato per l’automotive, sarebbero pressoché dimezzati.

Cosa succederà dopo il 2035

Se tutto procede quindi come l’UE ha richiesto ora, anche dopo la metà del prossimo decennio continueremo a vedere Case automobilistiche concentrate su un approccio multi-tecnologico, al contrario di quello che abbiamo creduto sino ad oggi. Sono stati – molto probabilmente – le pressioni, i disagi e le paure di molti brand del settore, insieme ai governi europei, a spingere l’Unione Europea a rivedere gli obiettivi e i provvedimenti già presi da tempo. Per questo motivo, oltre all’elettrico, continueranno a essere considerate anche altre tecnologie come i biocarburanti, l’idrogeno, i carburanti sintetici, le motorizzazioni ibride.

Non dimentichiamo comunque che, come già in passato abbiamo sottolineato, anche l’Italia non è stata sempre d’accordo con l’imposizione totale dell’elettrico, anzi. Una buona fetta della politica del nostro Paese è sempre stata titubante nel pensare che le vetture a zero emissioni potessero essere l’unica soluzione per il futuro. Lo stesso Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico in Italia, alcune settimane fa aveva dichiarato che la scelta esclusiva dell’elettrico senza alcun’altra alternativa sarebbe stata un errore, “un po’ come quello fatto qualche anno fa scegliendo il gas russo”. Pensare di appoggiarsi esclusivamente alla tecnologia delle auto elettriche vorrebbe anche dire affidarsi completamente ai cinesi, che hanno in mano praticamente l’80% delle materie prime che servono per realizzare le batterie di questi veicoli. Anche la Germania ha condiviso il pensiero di Giorgetti, e quindi le auto con motorizzazione termica hanno ancora un futuro nel nostro Vecchio Continente.