Sciopero nazionale dei benzinai il prossimo 6 febbraio

I sindacati dei benzinai hanno indetto uno sciopero di 24 ore per il 6 febbraio 2019 per protestare contro il ministero dell’Economia.

Con una nota i sindacati dei gestori degli impianti denunciano che il Ministero: “Ha deciso di confiscare il rimborso che, dopo oltre 15 anni di trattative, il Governo precedente aveva finalmente approvato con la finanziaria 2018 in termini di credito d’imposta a favore dei gestori, riconoscendo il maggiore livello di commissioni bancarie collegate alle transazioni con carte di credito, subito in ragione dello straordinario peso fiscale che grava sul prezzo dei carburanti’‘.

Al centro della protesta ci sono quindi le commissioni che i gestori degli impianti devono pagare al sistema bancario sui pagamenti effettuati dai clienti con carta di credito. Nella nota congiunta Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio spiegano di aver comunicato la protesta già il 16 gennaio scorso ai ministri dello Sviluppo, Luigi Di Maio, e dell’Economia, Giovanni Tria, e ai sottosegretari al Mise Dario Galli e al Mef Massimo Garavaglia.

Secondo le associazioni di categoria, la decisione di negare il rimborso “è del tutto ingiustificata ma anche gravissima, perché pretende di cancellare arbitrariamente un atto politico pubblico frutto di un equilibrio motivato, attraverso espedienti tecnici unilaterali sottoforma di circolari ed emendamenti nascosti nel mucchio di quelli collegati alla conversione del Decreto semplificazioni“.

Le sigle sindacali poi ricordano che “al prezzo medio attuale della benzina (circa 1,5 euro al litro), ogni 100 euro di commissioni che il sistema bancario pretende dal gestore, 66,59 euro sono generati dal tributo incassato dall’Erario, vale a dire proprio dal Mef che quindi più di qualunque altro soggetto dovrebbe sostenere e prudentemente difendere tale provvedimento. Quel provvedimento sul credito d’imposta che, partorito 13 mesi fa, i gestori non hanno neanche potuto cominciare a spendere per i ritardi dell’amministrazione, è stato reso persino tassabile ed è stato incassato nel frattempo dal monopolista Nexi che ha nel frattempo cominciato a raddoppiare il peso delle commissioni, senza che né il Mef, né l’Antitrust, trovassero niente da ridire, nonostante le ripetute sollecitazioni“.

A ciò “si aggiunga l’aumento esponenziale delle transazioni con carte di credito causato dall’introduzione degli obblighi relativi alla fatturazione elettronica“.

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