Scandalo Volkswagen: scatta la prima Class Action italiana

L'azienda tedesca chiamata a comparire a Venezia il prossimo 11 febbraio

E’ partita la prima class action italiana nei confronti della Volkswagen per lo scandalo emissioni che sta travolgendo l’azienda tedesca: a presentarla è stato il Codacons, Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori. L’atto formale di citazione è stata notificato poche ore fa dinanzi al Tribunale di Venezia, territorialmente competente avendo Volkswagen group Italia Spa sede a Verona.

L’azienda dovrà comparire davanti ai giudici il prossimo 11 febbraio 2016 per rispondere alle richieste di risarcimento avanzata dall’Associazione ma non è detto che sarà solo questa la class action che riguarderà la casa tedesca. Come spiegato dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, non è escluso che anche lo Stato italiano intraprenda un’azione simile.

“Una class action dello stato nei confronti di Volkswagen dopo gli incentivi pubblici ricevuti in passato? Valuteremo tutte le azioni che tutelano le iniziative che abbiamo preso: se siamo stati ingannati o truffati è giusto che ci sia un riscontro o risarcimento, ma le modalità con cui questo può avvenire le valuteremo – ha spiegato Delrio a Radio24 – E’ chiaro che le industrie sono tutte interconnesse. Esiste molta componentistica, molta tecnologia italiana anche sulle macchine tedesche, quindi non dobbiamo gioire delle disgrazie altrui. Questo non significa però che non dobbiamo chiedere pulizia dei dati, trasparenza, e di rimediare al danno fatto a cittadini e consumatori e anche alle autorità vigilante. Perché sia noi sia il ministro dei trasporti tedesco siamo parte lesa in questa vicenda”.

Blocco delle vendite della Volkswagen? Francamente non c’è bisogno, perché si sono già bloccate da sole, francamente – ha poi puntualizzato Delrio – Ora stiamo attendendo i dati sui veicoli falsati dall’installazione della centralina, arriveranno tra non moltissimo: poi bisognerà decidere con gli altri paesi quali azioni intraprendere con la casa automobilistica”. “C’è la necessità di un coordinamento e per questo ci rivedremo la settimana prossima a Bruxelles”, ha concluso il Ministro dei Trasporti.

Intanto arrivano le prime decisioni degli Stati nei confronti della Volkswagen: in Spagna il governo ha fatto sapere che per ogni auto venduta in Spagna con il software truccato chiederà all’azienda tedesca il rimborso di almeno mille dei duemila euro ricevuti dallo stato nel quadro degli aiuti alle vetture pulite. Come spiegato dal Ministro dell’industrias José Maunel Soria, il ministero sta anche studiando con la Procura di stato iberica la procedura più adatta.

volkswagen-truffa-cover-367In ogni caso, Madrid ha già indicato al gruppo tedesco che le auto in stock con il motore Euro5 diesel ‘truccato, l’ormai celebre 2.0 EA189,  non possono essere vendute in Spagna.  Dal canto suo, Soria ha auspicato che Volkswagen fornisca entro il 7 ottobre i dati esatti sul numero di auto con il software anomalo vendute in Spagna dal gruppo.

Ricordiamo che nel mondo sono circa 11 milioni le vetture coinvolte nel dieselgate, delle quale circa 5 milioni con marchio Volkswagen, 2,1 milioni Audi, 1,2 milioni Skoda e 1,8 milioni veicoli commerciali. Al momento l’azienda di Wolfsburg ha stanziato 6.5 miliardi di dollari per far fronte ai richiami dei veicoli ma a questa spesa dovrà aggiungerne una consistente pagare multe e class action.

MOTORI Scandalo Volkswagen: scatta la prima Class Action italiana