Russate nel sonno? Rischiate la patente per colpa dell’OSAS

Una nuova direttiva europea comporta nuovi obblighi per conseguimento e rinnovo della patente

Russate nel sonno? Attenzione, potrebbe essere l’indizio che soffrite di Osas, una sindrome delle apnee ostruttive nel sonno che provoca sonnolenza anche nelle fasi diurne e potrebbe costringervi anche a rifare l’esame della patente. Vi spieghiamo perché.

Dal primo gennaio è infatti entrato in vigore in Italia l’obbligo di un nuovo esame medico per la patente se si è soggetti a questa particolare patologia, spesso causa di incidenti stradali. I disturbi respiratori che compromettono il sonno e che spesso portano a russare o generano sonnolenza diurna sono infatti all’origine del 22% degli incidenti e aumentano di due/tre volte la possibilità di essere coinvolti in scontri stradali.

L’Unione Europea ha così deciso di dare un giro di vite per la sicurezza, emettendo la direttiva n. 2014/85 che ha impegnato gli stati membri a varare una legge che obblighi i conducenti di auto, moto, furgoni e camion a rispondere a specifiche domande su malattie come l’OSAS o di carattere neurologico.

La direttiva era da recepire entro il 31 dicembre 2015 e con il nuovo anno è così entrata in vigore, rendendo obbligatori gli interventi diagnostici, terapeutici e di follow-up richiesti per il conseguimento dell’idoneità psico-fisica alla guida (inteso sia come ottenimento che rinnovo della patente) per tutti i conducenti di veicoli a motore con sospetta OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno).

Ma cosa accade se vi viene diagnosticata la malattia OSAS? Se la forma è particolarmente grave, potreste dover dire addio alla vostra patente, almeno momentaneamente. Tale patologia preclude in sé il diritto a possedere una patente di guida di qualunque tipo. Ovviamente, ci sono diversi livelli di gravità e, soprattutto, si tratta di una malattia curabile con terapie specifiche.

Un’ipotesi più probabile potrebbe dunque essere quella di riuscire ad ottenere una patente valida per un periodo di tempo inferiore a quello normale (ad esempio, un massimo di un anno per mezzi pesanti e tre per mezzi leggeri) se la sindrome non è particolarmente grave. Sottoponendosi ad una cura specifica che renda la situazione compatibile con la guida in sicurezza e che curi progressivamente la malattia, si potrà poi tornare ad avere una pateten con durata ‘standard’.

La situazione sembrerebbe così chiara ma in realtà non lo è completamente, visto che non esiste un protocollo medico unico in Europa per la valutazione della malattia e le procedure per la diagnosi e la cura sono sostanzialmente a discrezione dei medici. Il tutto senza contare che spesso deve essere il soggetto a ‘confessare’ al medico di manifestare sintomi riconducibili alla patologia in questione.

Ricordiamo che, al di là dell’OSAS, per partire in sicurezza, soprattutto quando si fanno lunghi viaggi per raggiungere località di vacanza, è bene seguire alcune regole: evitare di viaggiare di notte (il picco di incidenti stradali è alle 2 del mattino) e nel primo pomeriggio (alle 14.00 si verificano più incidenti che nel resto del giorno), dormire almeno 7 ore la notte prima del viaggio, chiedere al proprio medico quali farmaci non influiscono sul nostro stato di vigilanza e soprattutto fermarsi a riposare per 20-30 minuti non appena si avvertono le prime avvisaglie di stanchezza.

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