Rivoluzione auto: documento unico e fusione Pra-Motorizzazione

Approvata la legge sulle PA: in arrivo il documento unico dell'auto con probabile fusione tra PRA dell'ACI e Motorizzazione Civile

Novità importanti per gli automobilisti: grazie all’approvazione al Senato della legge delega per la riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, in particolare dell’articolo 7, è prevista l’introduzione del cosiddetto ‘documento unico’ per i mezzi.

Grazie "all’eventuale accorpamento tra PRA e Motorizzazione" ci sarà l’introduzione di "un’unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento unico", sul quale saranno riportati tutti i dati relativi alla proprietà e alla circolazione delle automobili. Il tutto porterà, secondo la nota del Governo, a "significativi risparmi" per l’utenza.

Resta ancora da vedere come verrà attuata questa fusione: di sicuro c’è che il PRA è sostanzialmente un doppione della Motorizzazione e il suo mantenimento incide sulle tasche di tutti gli italiani per una serie di procedure il cui costo per la comunità (Stato, cittadini e aziende) è quantificabile intorno ai 400 milioni.

Qualora la legge venisse correttamente attuata, l’automobilista non avrebbe più una carta di circolazione rilasciata dalla Motorizzazione Civile, in sostanza dal Ministero dei Trasporti, e un certificato di Proprietà rilasciato dal PRA, ovvero dall’ACI, ma un documento unico che raccoglie tutti i dati del veicolo.

Così facendo si porrebbe fine alla duplicazione di documenti, e ai relativi costi di gestione e tasse per le varie operazioni, come immatricolazione, vendita o rottamazione. Per esempio, quando si vende una macchina, bisogna registrare il passaggio di proprietà entro sessanta giorni all’ufficio provinciale dell’ACI – Pubblico Registro Automobilistico, che rilascerà il certificato di proprietà aggiornato, e richiedere l’aggiornamento della carta di circolazione all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile.

Tutto vero? C’è da sperarlo, vitro che già l’anno scorso quando si stava stilando il decreto sulla spending review, l’accorpamento sembrava cosa fatta, per poi finire nel nulla a poche ore dalla presentazione del decreto stesso.

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