Produzione mondiale auto, le reali conseguenze del Covid-19

I dati ripotati nella ricerca “L’industria automotive mondiale nel 2019 e trend 2020” dell’ANFIA

Lo studio dell’ANFIA vuole sottolineare quelle che sono le conseguenze del Covid-19 sull’industria automotive nel 2020, in tutto il mondo; di seguito riportiamo solo alcuni dei dati più significativi per comprendere le reali dimensioni della crisi e le previsioni per questo 2020.

Nel secondo trimestre, l’attività economica mondiale ha subito un calo molto importante a causa delle misure di contenimento della pandemia. Il commercio internazionale di merci è diminuito in volume del 12,5%, valore senza precedenti storici. A giugno abbiamo assistito ad un primo segnale di inversione di tendenza. Nell’Area Euro, dopo il calo nel secondo trimestre, la produzione industriale ha visto un deciso rimbalzo nel terzo trimestre e dovrebbe continuare a crescere.

Nel primo semestre del 2020 le perdite di produzione, dovute al Covid-19, nelle principali macro aree, ammontano ad oltre 11 milioni di unità, ovvero il 15% della produzione totale delle aree considerate nel 2019. La produzione in Cina ha subito un calo dei volumi più contenuto sulla produzione complessiva del 2019. Per quanto riguarda gli autoveicoli, in UE la perdita di produzione è di 3,65 milioni di unità.

Con un recupero solo nel quarto trimestre del 2020, la contrazione annuale della produzione globale è stimata attorno al 17%, poco meno di 77 milioni di autoveicoli; le perdite maggiori in volumi si registreranno in Europa Occidentale e Nord America. Non solo gli autoveicoli, ma anche il comparto dell’aftermarket accuserà una perdita di reddito a causa degli intervalli di manutenzione prolungati e delle inferiori distanze annuali percorse per la limitazione alla circolazione durante il lockdown. Per questo motivo, i governi di molti Paesi hanno adottato strumenti per stimolare la domanda, con incentivi per incoraggiare gli acquisti di veicoli nuovi.

Facciamo un focus sul caso italiano, sempre riprendendo i dati dalla ricerca dell’ANFIA (datata ottobre 2020). Il settore industriale automotive registra le seguenti diminuzioni della produzione: -2,1% a gennaio, -1,2% a febbraio e -55,3% a marzo. In tutto -11,4% per il primo trimestre dell’anno.

Il blocco delle attività produttive non essenziali a marzo ha determinato il crollo produttivo. I provvedimenti di chiusura hanno riguardato l’industria nel suo complesso (-29,4% a marzo). La riapertura degli stabilimenti produttivi, che nella Fase 1 erano rimasti chiusi, è cominciata il 27 aprile e per altre attività invece il 4 maggio, tra queste i concessionari di veicoli.

La flessione tendenziale della produzione industriale del secondo trimestre è del 25,4%, per il settore industriale automotive del 56,6%. La riduzione dei volumi della produzione domestica di autoveicoli è pari al 24% nel primo trimestre e a un pesante 67% nel secondo trimestre. Da gennaio a giugno 2020 in Italia sono stati prodotti 272.000 autoveicoli, il 47% in meno rispetto al primo semestre del 2019. Il comparto che ha sofferto maggiormente è quello delle autovetture, -56%. Il primo incremento tendenziale si è registrano a luglio, +4%.

La chiusura dei concessionari e delle reti di vendita in Italia e il blocco dell’iter immatricolazione (per sospensione delle attività delle motorizzazioni), hanno ridotto le nuove immatricolazioni di auto a 28.396 a marzo (-85%) e a 4.293 ad aprile (-98%); lo avevamo visto, dati drammatici.

In Fase 2 abbiamo assistito alla graduale riapertura delle attività produttive e commerciali, anche per quanto riguarda le automobili. Di mese in mese si riduce il delta negativo su base annua, fino ad agosto, quando il volume delle immatricolazioni risulta allineato ai volumi dello stesso mese del 2019 e in crescita del 9,5% a settembre. Le strategie delle Case per promuovere l’offerta di modelli a basse emissioni e gli incentivi all’acquisto sono stati importantissimi per il settore auto.

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