Prezzo del petrolio e accise, la benzina torna a 2 euro al litro

L’incubo dei rincari sul carburante sta per tornare, i prezzi subiranno tre aumenti consecutivi

Non possiamo dimenticare il 2012/2013, periodo di vera crisi, quando la benzina arrivò a costare 2 euro al litro.

Purtroppo oggi l’incubo potrebbe tornare, sia perché il prezzo del petrolio continua a prendere quota, sia perché le accise sembrano destinate a continui aumenti, che sono lì fermi dal 2014, ma che oggi non si riescono più a rinviare. E c’è pure un ulteriore problema, il dieselgate ha fatto aumentare nuovamente la vendita di auto a benzina.

Nel 2011 ci furono tanti inasprimenti fiscali, dovuti a differenti nodi nella finanza pubblica italiana e così aumentarono le accise e nel 2012 la benzina arrivò a toccare la quota di 2 euro al litro. Per chi aveva le auto a gasolio, la situazione non era poi così tanto migliore, infatti si risparmiavano circa 10 centesimi al litro e i consumi erano ridotti del 20-30% al massimo. Per fare un pieno alla propria auto, si arrivava a spendere circa 80-90 euro, una cifra davvero impressionante.

Le conseguenze furono la diminuzione del traffico e l’aumento delle frodi, inevitabile: i prezzi aumentarono e con loro anche i profitti illeciti di chi riusciva a trovare il modo di evadere le accise o di allungare il combustibile con altre sostanze, tra l’altro con effetti terrificanti agli impianti di iniezione dei motori moderni. Aumentò quindi l’illegalità nel settore, che continua anche oggi e che ha portato all’introduzione di differenti misure antifrode.

Non poteva di certo essere una situazione sostenibile a lungo, è vero che il traffico era diminuito e quindi con esso anche gli incidenti e l’inquinamento, ma la stagnazione economica non era compensata. I pendolari costretti all’utilizzo dell’auto e gli autotrasportatori italiani furono quelli che risentirono ovviamente di più della situazione. Eni decise così di sacrificare i propri margini e abbassò i prezzi la domenica, portandoli a 1.60 euro per la benzina e 1.50 euro il diesel. Le altre compagnie si allinearono, le code infinite domenicali ai distributori erano la prova di quanto fosse pesante da gestire il costo dei carburanti.

Nel 2014 la situazione andò finalmente a migliorare, le accise erano sempre alte, ma lo Stato doveva allentare la corda. Quando si dovette finanziare l’Ace, una detassazione degli investimenti dagli effetti molto importanti per l’economia del Paese, lo si fece con le accise ma introducendo una clausola di salvaguardia: il loro aumento veniva sospeso, sperando che nel frattempo maturassero le condizioni necessarie a finanziare la misura spontaneamente.

Oggi purtroppo queste condizioni non sono ancora maturate e la clausola sta scadendo. Se con la prossima Legge di Bilancio non si troverà una soluzione, allora il 30 novembre verrà varato il primo di tre aumenti consecutivi, in vigore da gennaio 2019. Ancora non sappiamo il prezzo finale al litro, ma sicuramente gli automobilisti non ne saranno contenti.

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