Prezzo benzina, c’è rischio stangata: il motivo

Tensione alle stelle tra Usa e Iran dopo l’attacco con droni nella giornata di sabato 14 settembre, agli stabilimenti petroliferi di Abqaiq e Khurais, di proprietà della compagnia Saudi Aramco, fra i più grandi del mondo, che hanno costretto l’Arabia Saudita a fermare oltre metà della sua produzione totale di petrolio.

Riad ha annunciato che compenserà il taglio della produzione, pari a 5,7 milioni di barili al giorno – più della metà, appunto, della sua produzione complessiva, e più del cinque per cento della produzione globale – attingendo alle riserve strategiche, che in giugno ammontavano a 188 milioni di barili.

Il prezzo del greggio ha raggiunto la cifra record di 71 dollari al barile, con un aumento di 12 dollari, il più alto rialzo giornaliero da quando è iniziata la quotazione dei future, nel 1988. In seguito, il brent si è assestato sui 67,77 dollari in rialzo di quasi il 13%.

In un Paese come l’Italia dove l’85% dei trasporti commerciali avviene per strada l’impennata del costo del petrolio e il conseguente rincaro dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha spiegato all’agenzia Agi che esiste concretamente ‘‘il rischio di un’impennata dei prezzi del petrolio per un periodo di 7-10 giorni’‘ anche ”sopra i 100 dollari al barile”. Tradotto in parole povere, potrebbe aumentare il prezzo dei carburanti.

Ad oggi 17 settembre, stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, i prezzi dei carburanti alla pompa hanno risposto solo parzialmente al balzo del barile e delle quotazioni dei prodotti raffinati.

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