Passo indietro sulla transizione elettrica: ancora troppi rischi

Diversi protagonisti del mercato automotive sottolineano come il passaggio all'elettrico non è scevro di pericoli

La transizione elettrica nel settore automotive appare, a molti, come un processo ineluttabile. I continui progressi fatti registrare da powertrain ibridi e motori full electric spingono molti a ritenere che il passaggio dall’endotermico all’elettrico avverrà nel giro di una manciata di anni. Ma non è necessariamente vero.

La strada verso la mobilità elettrica è infatti ancora molto lunga e “imprevisti di percorso” potrebbero rallentarla non di poco. La recente crisi energetica e di approvvigionamento di materie prime scatenata dalla guerra in Ucraina, dimostra che i produttori auto devono farsi trovare pronti di fronte a qualunque scenario: il mercato è ancora lontano dal raggiungimento di un punto di equilibrio e qualunque fattore esterno può scatenare una reazione a catena con effetti non solo industriali, ma anche sociali.

Transizione elettrica, gli scenari dopo la guerra in Ucraina

Come fatto notare da diversi commentatori – e da diversi dirigenti del settore automotive – il mercato dell’elettrico è ancora troppo “acerbo” e instabile per rappresentare un punto fermo nella strategia commerciale dei produttori automobilistici. E la guerra in Ucraina non ha fatto altro che acuire ulteriormente questa precarietà e instabilità. Come affermato nel corso della presentazione dei risultati finanziari del Q1 2022 dai vertici del Gruppo Volkswagen, le auto con motore endotermico sono fondamentali per supportare la crescita del mondo elettrico.

Dello stesso avviso anche Oliver Zipse. Il CEO di BMW ci ha tenuto a rimarcare come la transizione elettrica rischi di far passare il settore automobilistico da una dipendenza a un’altra. Se la guerra in Ucraina ha mostrato come i costi dei trasporti su gomma siano dipendenti dalle oscillazioni del prezzo del petrolio (con il prezzo della benzina alle stelle per le sanzioni comminate alla Russia), dall’altro lato bisogna analizzare con attenzione la catena di approvvigionamento di materie prime che si nasconde dietro la mobilità elettrica.

“Una situazione – ha affermato Zipse nel corso della conferenza di presentazione dei risultati finanziari del Q1 2022 – che rafforza le nostre richieste di circolarità: è molto importante non diventare dipendenti da una politica di mobilità unilaterale. Concentrarsi solo su una delle cinque possibili forme di propulsione aumenta il rischio di dipendenze”. In particolare, sottolinea il dirigente dell’azienda bavarese, eventuali sanzioni economiche alla Cina potrebbero addirittura bloccare i processi di produzioni di auto elettriche in tutto il mondo.

“Al momento non abbiamo problemi di fornitura di materie prime – aveva detto Zipse durante la conferenza – ma per mantenere questa condizione è “indispensabile una maggiore attenzione alle opzioni tecnologiche che non implicano nuove dipendenze”.

I rischi sociali della transizione elettrica

A questo scenario, di per sé già non idilliaco, vanno poi aggiunti i possibili rischi sociali che la transizione elettrica porta con sé. La mobilità elettrica avrà un impatto tutt’altro che secondario sul sistema industriale e produttivo, con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio.

Già prima della guerra in Ucraina, diversi analisti di mercato avevano sottolineato come i produttori di auto avrebbero dovuto muoversi con attenzione per evitare di “farsi male da soli”, con calo dei margini di profitto, licenziamenti, piani di prodotto drasticamente rivisti e, nella peggiore delle ipotesi, le attività di produzione bloccate.