Nick Heidfeld e il salto dalla Formula 1 alla Formula E

Intervista esclusiva per Virgilio Motori a Nick Heidfeld prima dell'ePrix di Roma di Formula E

Tra i piloti che correranno in Formula E sul circuito cittadino di Roma il 14 aprile c’è una vecchia conoscenza della Formula 1: Nick Heidfeld. Il pilota tedesco ha partecipato alla Formula E fin dalla prima gara a Pechino nel Beijing ePrix Olympic Green Circuit ed è uno dei più esperti sulla griglia di partenza. Molto tecnico e preparato, è stato inserito al 23° posto nella classifica dei piloti di Formula 1 che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo della loro vettura.

In Formula 1 per 12 stagioni ed un totale di 185 gran premi disputati e 13 podi conquistati (è il pilota che è riuscito a conquistare più podi senza vincere un gran premio), ha corso con dei mostri sacri del volante riuscendo sempre a far emergere le sue qualità. Già al suo esordio nel 2000 alla Prost un giovanissimo Nick Heidfeld (campione tedesco di Formula Ford 1600, Formula Ford 1800, Formula 3 e vincitore del Grand prix di Monaco di Formula 3 e della Formula 3000) riuscì a superare il compagno di squadra Jean Alesi. La carriera di Quick Nick, come veniva chiamato dai suoi tifosi, è legata soprattutto alla Sauber (poi diventata BMW Sauber), scuderia che riportò sul podio dopo alcuni anni di assenza e che contribuì a far crescere notevolmente.

Dopo la Formula 1, Nick Heidfeld si è dedicato alle gare di endurance e ha partecipato alle American Le Mans Series con Rebellion Racing e Toyota, riuscendo a conquistare un terzo posto nella mitica 24 Ore di Le Mans. Poi il salto nella Formula E fin dal primo anno con il team Venturi e successivamente con Mahindra Racing. Ha iniziato questa stagione con un podio ad Hong Kong nella gara inaugurale e adesso il suo team si trova al secondo posto nella classifica costruttori quando ci troviamo a metà campionato. Lo abbiamo intervistato a poche settimane dall’ePrix di Roma del 14 aprile.

Ciao Nick, questa è la tua quarta stagione in Formula E. Perché hai deciso di metterti in gioco in questa nuova competizione e come è stato il tuo primo approccio?
Ho sentito di una possibile nuova serie di monoposto da corsa prima che diventasse ufficiale ed ero interessato a vedere come si sarebbero evolute le cose.
Non ero sicuro di voler partecipare dal momento che ero impegnato in altre corse sulle sportcar. Tuttavia, mentre trapelavano maggiori informazioni sulla serie, sui team, sugli altri piloti, sui circuiti e sulle sedi, il progetto iniziava ad essere troppo interessante per lasciarselo sfuggire. Mi piaceva anche l’idea di farne parte sin dal principio, di vedere come sarebbe iniziato e come sarebbe cresciuto e cambiato. Finché ero completamente nuovo, mi sono approcciato senza aspettative, ma personalmente l’ho presa molto sul serio fin dal via.

L’auto e lo stile di guida sono molto diversi dalla Formula 1. Quali trucchi hai imparato per migliorare le tue performance in Formula E?
Meno potenza e meno carico aerodinamico sono le più grandi differenze. In ogni caso la coppia è disponibile già dalle basse velocità, mentre i giri motore e l’accelerazione sono simili a bassa velocità.
Il grande cambiamento arriva da quelle corse in cui dobbiamo controllare l’energia disponibile e non possiamo spingere al massimo ma dobbiamo risparmiare energia dosando la pressione sull’acceleratore (lift and coast).

Pensi che la Formula 1 possa adottare alcune delle caratteristiche della Formula E?
Niente che mi venga in mente o a cui abbia pensato. Sono categorie molto diverse: la Formula 1 è molto antica, grande e di successo, quindi non è molto semplice cambiare le cose; la Formula E è molto giovane, sta crescendo in un periodo diverso e penso che abbia un approccio appropriato.
Quello che mi piace della Formula E rispetto alla Formula 1 è che abbiamo gare più imprevedibili e più sorpassi. Sicuramente questo è un aspetto sul quale anche la Formula 1 sta lavorando, ma non è facile da raggiungere e deve sempre rimanere “vera”. Penso che il DRS sia al limite tra l’avere sorpassi naturali e i concetti che vediamo applicati ad altre serie come la zavorra che però non è adatta alla Formula Uno.

In Formula E ci sono alcuni giovani talenti. Pensi che qualcuno di loro possa guidare in Formula 1 nel futuro?
Sono sicuro che alcuni piloti di Formula E possano avere successo in Formula 1. Penso che in Formula E abbiamo uno dei più forti parchi piloti del mondo. La Formula 1 è ancora la vetta con le auto più veloci e “belve” molto diverse in rapporto all’ambiente e a tutto ciò che ne concerne. A volte è difficile fare previsioni, ma spesso è interessante vedere quali piloti ce la fanno in Formula 1, ma ci sono senza dubbio dei ragazzi che meritano di avere una possibilità se lo desiderano.

In Formula E stai testando i veicoli elettrici nelle corse. Secondo te, qual è il futuro di questa tecnologia per l’industria dell’automotive?
È lampante che ha un forte futuro come si può già vedere dalla maggior parte delle case automobilistiche che stanno presentando auto elettriche che saranno presto disponibili.

La quarta stagione della Formula E si trova al giro di boa con Mahindra e Techeetah che si contendono il primato. Cosa ti aspetti da questo rush finale?
Mi aspetto soprattutto che sarà emozionante e divertente! È una battaglia serrata e siamo lì nel a combattere per la vittoria del campionato. Ma non siamo gli unici due team a combattere per il titolo quando manca ancora mezza stagione, né tanto meno lo siamo per la gara.

Il 14 aprile ci sarà l’ePrix di Roma, una novità per tutti. Cosa ne pensi del circuito italiano?
Non ho ancora studiato il circuito: lo proverò presto al simulatore di guida. Non vedo l’ora e spero in un’atmosfera fantastica con i fantastici tifosi di automobilismo italiani. L’Italia è sempre stata eccezionale con la Formula 1 e sento che questo interesse è forte anche verso la Formula E. C’è molto sangue italiano nel team Mahindra Racing grazie ai partner Errea, Magneti Marelli e Pininfarina.

Nella tua carriera in Formula 1, Endurance e Formula E hai visto molti tracciati. Qual è il tuo preferito?
Innanzitutto, nell’intero calendario la Formula E ha ovviamente i circuiti superiori alla media e più impegnativi verso la fine.
In Formula 1 quello che è di gran lunga il mio preferito è Suzuka: è un circuito straordinario, soprattutto le curve ad esse nella prima parte del giro. Solo a pensarci mi viene un sorriso stampato in faccia e sento un brivido lungo la schiena.
È curioso che non mi piace molto Spa in Formula 1, ma è il mio preferito nella categoria Sport Prototipo. In particolare ricordo quando stavo facendo dei test lì il giorno successivo ad una gara con Rebellion Racing ed era un piacere attraversare la curva Pouhon con quell’auto.
In Formula E non ho un mio circuito preferito: molti sono molto impegnativi e questo rende tutto più divertente. Tra i migliori che abbiamo affrontato forse posso citare Mosca dove purtroppo siamo stati solo una volta. Mi piace anche Parigi e, nonostante non piaccia a molti piloti, trovo che Pechino abbia qualcosa di speciale, forse perché è stato il primo ePrix di sempre.

Vedremo Nick Heidfeld in pista a Roma il 14 aprile per quella che è una delle gare cruciali per definire quali saranno le sfide dell’ultima parte della stagione. Il pilota tedesco sarà chiamato a dare il suo contributo per far crescere ancora il suo team che potrebbe giocarsi il titolo costruttori.

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