Multe in base al reddito: l’ipotesi che fa discutere

Presto le multe potrebbero essere proporzionali al reddito: l’ipotesi annunciata dal viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Galeazzo Bignami

Presto le multe potrebbero essere proporzionali al reddito: ad annunciarlo, nel corso della presentazione del Rapporto DEKRA sulla sicurezza stradale 2022 “Mobilità dei giovani”, il viceministro delle infrastrutture e trasporti Galeazzo Bignami. “Non è una decisione assunta o una certezza”, chiarisce il viceministro; per il momento, l’ipotesi è soltanto “un elemento di studio nell’ambito della revisione del Codice della Strada”.

Probabilmente quella delle multe in base al reddito non sarà l’unica novità per gli automobilisti: il ministro Salvini, nella stessa occasione, ha infatti ricordato che “il Codice della Strada è vecchio di trent’anni”, e ha dichiarato di voler convocare un tavolo per aggiornare la disciplina della circolazione stradale già entro la fine dell’anno.

Multe in base al reddito: l’ipotesi del Governo

L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione del Rapporto DEKRA sulla sicurezza stradale“Mobilità dei giovani”, dedicato quest’anno agli automobilisti neopatentati. “Si può approfondire l’introduzione di un meccanismo di proporzionalità tra le sanzioni e il reddito”, ha affermato il viceministro delle infrastrutture e trasporti Galeazzo Bignami, intervenuto all’evento insieme al titolare del dicastero, Matteo Salvini.

Secondo Bignami è necessario “valutare se corrisponda a logiche di congruità ed equità sociale” il fatto che le multe, sempre più alte per colpa dell’inflazione, siano elevate a prescindere dalla situazione reddituale del sanzionato: una multa di 130 euro può essere poca cosa, per chi ha entrate molto alte, oppure incidere “per il 10% del proprio reddito”, spiega il viceministro.

“Nell’ambito della revisione del Codice della Strada che Salvini ha annunciato”, continua Bignami, “svolgeremo un approfondimento specifico anche sulla possibilità di realizzare una proporzionalità tra il reddito e le sanzioni”. L’idea è quella di rendere più efficace il sistema sanzionatorio, sulla scia di quanto già avviene in Germania, Danimarca, Svezia, Francia, Belgio, Svizzera e Gran Bretagna.

Il meccanismo è semplice: “Se la sanzione ha evidentemente una natura anche afflittiva”, spiega Bignami, “una persona che ha un reddito più elevato può evidentemente essere afflitta da un punto di vista di contrasto ai fenomeni di sicurezza stradale con una sanzione più elevata”.

Salvini: aggiornare il Codice della Strada

L’ipotesi delineata da Galeazzo Bignami si inserisce nel quadro tracciato dal ministro Salvini, che ha in programma una profonda ristrutturazione del Codice della Strada, a partire dal tema della sicurezza stradale, assoluto protagonista dell’evento DEKRA che si è svolto presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica.

”Dobbiamo intervenire sulle sanzioni”, ha affermato il ministro Salvini, “non tanto economiche e penali, ma in termini temporali”: allo studio da parte del Governo anche l’ipotesi di pene più severe per chi si mette alla guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. “Chi si mette alla guida ubriaco marcio o drogato deve sapere che è un potenziale assassino”, sottolinea Salvini, “quindi la sospensione della patente per due o tre anni o la revoca a vita va fatta”.

Il ministro ha dunque fatto sapere di essere già al lavoro su un aggiornamento del Codice della Strada: “Abbiamo un Codice della Strada di trent’anni fa con alcuni aggiornamenti. Vorrei convocare un tavolo già prima della fine dell’anno, la prossima settimana, per aggiornare il Codice”, afferma il vice Premier. Oltre all’ipotesi delle multe proporzionali al reddito, il Governo prevede di intervenire anche sui punti patente. Dopo la sanatoria per i bollo auto non pagati prevista dalla manovra finanziaria, sono quasi certamente in arrivo altre importanti novità per gli automobilisti italiani.

Secondo Assoutenti, inasprire le pene non serve: “I dati dimostrano che inasprire le sanzioni non incrementa realmente la sicurezza sulle nostre strade e non rappresenta un deterrente sufficiente”, spiega il presidente Furio Truzzi, “quello che serve, semmai, è operare sul fronte della prevenzione, lavorando di più sull’educazione stradale, sulla sicurezza delle infrastrutture e su quella dei veicoli e sui controlli delle forze dell’ordine lungo le strade”.