Il mondo dell’auto si interroga sul futuro

Il 23esimo rapporto "Global Automotive Executive Survey" di KPMG aiuta a fare luce su quelle che saranno le tendenze del mondo automotive nei prossimi 10 anni

La paura della pandemia sembra ormai alle spalle e il “new normal” del mondo dell’automotive sarà contraddistinto da un settore che torna finalmente a crescere,spinto da nuove motorizzazioni sempre più efficienti e convenienti e dalla disponibilità degli utenti ad acquistare abbonamenti software.

Questa, almeno, è l’opinione espressa da oltre 900 dirigenti dell’automotive (tra CEO, C-level executives e manager) e riportata all’interno della 23esima edizione del Global Automotive Executive Survey di KPMG, ricerca di mercato che aiuta a comprendere quello che potrebbe essere il futuro del settore automobilistico partendo dalle opinioni dei protagonisti del settore.

Automotive: radicale cambiamento in 10 anni

Nonostante l’impatto tremendo della pandemia, con strascichi che ancora si fanno sentire, il futuro ipotizzato dai dirigenti del mondo automotive è piuttosto roseo. L’83% dei leader confida che nei prossimi 5 anni il settore crescerà di più di oggi, anche se alcuni elementi esogeni (come l’automento dei tassi di interesse) potrebbe influire negativamente su queste prospettive.

Gli investimenti in impianti di produzione sempre più efficienti e in motorizzazioni innovative porterà invece grandi vantaggi al settore, specialmente alle vendite delle auto elettriche (ma vedremo tutto in dettaglio tra poco). Insomma, all’interno delle “segrete stanze” del mondo automobilistico sembra regnare l’ottimismo, anche se non mancano gli elementi di preoccupazione.

Il futuro dell’elettrico

Un capitolo a parte merita, invece, il mondo della mobilità elettrica. Le previsioni fatte negli anni passati sono, per stessa ammissione dei dirigenti del settore automotive, sin troppo ottimistiche. Se nel 2021 si pensava che entro il 2030 il 70% delle auto vendute avrebbe avuto il solo motore elettrico, oggi si pensa che una percentuale tra il 20% e il 40% sia più realistica.

Costi di produzione sempre più bassi, però, dovrebbero favorire una più rapida diffusione dei veicoli full-electric. In particolare, l’82% degli intervistati ritiene che nei prossimi 10 anni si potrà acquistare un veicolo elettrico senza che lo stato debba in qualche modo sovvenzionare gli automobilisti (niente più ecobonus, per intendersi). Questo perché il prezzo di listino di un veicolo elettrico sarà equiparabile a quello di un “pari livello” con motore endotermico e non ci sarà quindi la necessità di abbassarlo con sconti statali.

Allo stesso tempo, la concorrenza nel settore dovrebbe crescere in maniera decisa. Se Tesla è destinata a restare il principale produttore di veicoli elettrici su scala globale, la sua leadership potrebbe essere impensierita tanto da produttori asiatici (che, in qualche modo, già la battono) sia da produttore statunitensi. Molti dirigenti ritengono plausibile che Apple entri nel mercato della mobilità elettrica prima del 2030 e sia destinata a diventare rapidamente la quarta forza del mercato.

Preoccupazione sulla supply chain

Le preoccupazioni dei dirigenti dell’automotive sono concentrate invece sulla supply chain, vista ancora oggi come l’elemento debole dell’intera infrastruttura mondiale dell’automotive. Fortemente colpita nel corso della pandemia, la supply chain non riesce ancora a riprendersi completamente, facendo così crescere le preoccupazioni tra dirigenti e analisti.

In particolare, resta alta l’attenzione sulle forniture di semiconduttori e materie prime, che hanno fortemente rallentato il processo di ripresa post-pandemico. Secondo gli intervistati da KPMG, la difficoltà nel reperire materiali come acciaio elettrico e metalli leggeri potrebbe incidere negativamente sulla capacità produttiva dei marchi automobilistici, rallentando ulteriormente le consegne di nuovi veicoli.