Intervista al Viceministro Cancelleri: “Presto nuova liquidità per l’automotive. Fase 2? Evitare comunque gli spostamenti inutili”

INTERVISTA ESCLUSIVA - “Prepariamoci ad una fase transitoria caratterizzata da disagi nella mobilità”, spiega il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e aggiunge: “Occorre incentivare l’uso di mezzi alternativi”

Nella fase due dovremo avere pazienza e – soprattutto all’inizio – prepararci a dei tempi di percorrenza maggiori rispetto a quelli a cui eravamo abituati prima. A sostenerlo è Giancarlo Cancelleri, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Conte, nel corso di una lunga intervista rilasciata a Virgilio Motori.

Con lui non abbiamo parlato solo del delicato tema della mobilità durante la fase 2, ma anche di nuovi possibili incentivi al mercato automotive, che risentirà purtroppo di questa crisi come molti altri settori. Cancelleri ha confermato gli ecobonus previsi all’interno della Legge di Stabilità 2020, estesi anche ai mezzi pesanti, annunciando anche ulteriore liquidità a favore del settore automobilistico.

Ecco l’intervista completa al Viceministro Giancarlo Cancelleri.

Il Primo Ministro Giuseppe Conte e il Viceministro Cancelleri (Getty Images)

In vista della fase 2 quali misure ha pensato di adottare il Governo per favorire la mobilità alternativa?
Rimangono validi tutti i modelli classici di mobilità urbana – come gli autobus, i tram e le metropolitane – che dovranno però essere utilizzati con una nuova mentalità e un nuovo approccio. Le linee guida diramate dal Ministero delle Infrastrutture raccontano anche questo, ovvero come dovranno cambiare le nostre abitudini nell’usufruire dei trasporti pubblici: c’è qualcuno che si ostina a sostenere come occorra mantenere sui mezzi pubblici un metro di distanza oppure indossare la mascherina. Assolutamente no, le due misure non sono alternative, sono complementari. Bisogna indossare la mascherina e mantenere almeno un metro di distanza.

Addirittura l’ATM ha aggiunto l’obbligo dei guanti. Si potrebbe estendere questa disposizione?
Al di là dell’obbligo delle singole aziende, credo sia anche un discorso di buonsenso. Meno contatti abbiamo con delle superfici che possono essere state maneggiate da altri, meglio è. Il problema grosso riguarderà – a mio modo di vedere – la riduzione drastica dei posti disponibili: i mezzi pubblici sono ingombranti e possono ospitare molte meno persone rispetto a quanto facevano prima. In futuro dovremo quindi ripensare anche alla loro architettura, ma al momento non abbiamo i tempi per farlo. Dobbiamo intanto abituarci a pensare che non ci saranno posti per tutti, che dovremo rispettare gli spazi nostri e degli altri, e soprattutto che sarà inevitabile attendere dei tempi maggiori rispetto alla normalità. Per cercare di ridurli stiamo per lanciare un’app – in concomitanza con i comuni – che permetta di acquistare il biglietto, prenotare un posto e controllare quanta gente è presente all’interno di un mezzo. Alle singole aziende di trasporto chiedo invece di riprogrammare le corse: la normale programmazione non è più sufficiente, per dare posto a tutti sarebbe necessario il triplo dei convogli. Bisognerà allora riprogrammare, modificare le corse e fare di necessità virtù. Contemporaneamente dall’altro lato – e questa può anche essere un’opportunità – sarà necessario favorire la mobilità alternativa, come quella di biciclette e monopattini elettrici.

In che modo si prevede quindi di tutelare tutti questi “utenti deboli” della strada?
Attraverso le “bike lane” si sta dando il via libera ad un grande piano per dedicare porzioni stradali alla percorrenza di questi mezzi alternativi. C’è tantissima gente che vorrebbe e ha il piacere di muoversi in questo modo e noi abbiamo il dovere di inserirlo all’interno dell’attuale modello. Si apre poi una questione importante di tutela della sicurezza stradale e – in questo contesto – la Ministra sbaglia a sostenere che all’interno delle “bike lane” debbano poter circolare anche i motorini. Diverse velocità di percorrenza rischiano di innescare problemi di sicurezza: un mezzo a motore non può viaggiare nella stessa carreggiata di mezzi a pedali o a pedalata assistita. Ad ogni modo, sono convinto che appena potremo uscire di casa ci sarà un esplosione nell’utilizzo della bici, anche grazie agli incentivi che il Governo sta mettendo in campo per l’acquisto di bici elettriche, monopattini e tutti i mezzi di mobilità alternativa, che rappresenteranno anche la ripartenza di un settore con uno sviluppo interessante.

Non tutti però possono permettersi di spostarsi con questi mezzi alternativi e molti dovranno continuare ad andare a lavoro in macchina. Togliere porzioni di strada alle automobili, non rischia di congestionare ulteriormente il traffico?
Le porzioni stradali da dedicare alle “bike lane” non vanno a togliere così tanto spazio dato che per il momento interessano soltanto le grande arterie urbane. Dobbiamo certamente puntare a non incentivare soltanto l’utilizzo dell’auto in alternativa ai mezzi pubblici e prepararci ad una fase transitoria caratterizzata da molti disagi: i cittadini devono essere consapevoli che la mobilità all’interno delle città sarà qualcosa di nuovo e sconosciuto. Dobbiamo avere pazienza e continuare ad evitare gli spostamenti inutili. Il Presidente Conte si sta ammorbidendo su alcune posizioni che riguardano la riapertura scaglionata per Regioni, però mi pare chiaro che la ripartenza dovrà essere ovunque molto graduale.

Uno dei settori che più toccherà con mano questa crisi sarà proprio quello dell’automotive: come intende rispondere il Governo? E’ credibile pensare a degli incentivi o dei nuovi ecobonus?
L’ecobonus era già inserito all’interno della Legge di Stabilità 2020 e ci è stato richiesto nuovamente perché aveva funzionato benissimo già durante tutto il 2019. Parliamo del rinnovo del parco auto attraverso l’acquisto degli Euro 6, che mandino definitivamente in pensione gli Euro 3 e gli Euro 4. Per cui non solo è confermato, ma abbiamo aggiunto degli incentivi triennali riguardanti anche i mezzi pesanti, che sono veicoli altamente inquinanti. Ovviamente tutte queste sono misure pensate prima dello scoppio della pandemia, quindi dovremo rispondere contemporaneamente anche con delle iniezioni di liquidità finalizzate a far ripartire il mercato. E questo sforzo non riguarderà soltanto il Governo Italiano, ma sarà un impegno corale a livello europeo.

Le norme UE impongono una drastica riduzione di CO2 da qui al 2030. Come si può pensare oggi ad un futuro prossimo di auto elettriche in un Paese come il nostro che ha un sistema infrastrutturale oggettivamente poco competitivo?
Non c’è dubbio che manchi il sistema infrastrutturale: il fatto stesso che una nota casa automobilista che produce auto elettriche abbia dovuto installare le proprie colonnine nelle immediate vicinanze, ma comunque fuori dalla rete autostradale, perché non gli è stato permesso di farlo all’interno, la dice lunga su cosa significhi osteggiare una rete infrastrutturale. Mi è capitato più volte di partire dalla Sicilia con un’auto elettrica, per risalire il Paese e ho verificato io stesso come sia necessario uscire e poi rientrare dall’autostrada per ricaricare il mezzo. Quello che oggi serve sono le colonnine fast a 100KW nelle aree di servizio, che ci diano la possibilità di ricaricare velocemente durante una sosta. Questo permetterà ad un intero settore come quello dell’elettrico, che oggi è già maturo, di diventare anche competitivo.

Abbiamo accolto tutti con piacere l’inaugurazione del nuovo ponte di Genova e soprattutto la velocità con cui è stata affrontata la sua ricostruzione. Il modello Genova potrà essere ripetuto per altre infrastrutture in Italia?
A tutti coloro che continuano a sostenere che non sia un modello replicabile, l’unica risposta che do è proprio una foto del ponte di Genova. Dobbiamo muovere oggi il più velocemente possibile tutti i soldi che abbiamo posteggiato nei vari cassetti dello Stato e delle Società Partecipate. Mi sto battendo affinché passi la proposta che abbiamo elaborato di estendere il modello Genova a tutta l’Italia, partendo proprio dal commissariamento dei due contratti di programma, quello di Anas e di Rfi, ovvero strade e ferrovie. Il contratto vede al suo interno la lista di opere che devono essere realizzate e portate a termine, che sono già complete di progetto e interamente finanziate. Se oggi possiamo far vedere che abbiamo demolito e ricostruito un ponte in così poco tempo, grazie alle migliori energie che vi hanno lavorato e collaborato, abbiamo già dimostrato che ciò si può estendere all’Italia intera.

Complice l’estate ormai alle porte, molti italiani si chiedono se sarà possibile e soprattutto in che modo spostarsi fra una regione e l’altra.
Al momento il trasporto aereo e quello ferroviario sono limitatissimi e anche nel nuovo DPCM non è ancora contemplato lo spostamento interregionale per motivi turistici. Vediamo come si comporterà il virus rispetto anche al tema delle temperature, al momento è impossibile fare previsioni. Certo è che i cittadini delle regioni balneari avranno sicuramente la possibilità di recarsi al mare. Chi invece vive in altre regioni, dovrà per il momento ancora aspettare.

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