Formula E, Luca Filippi vuole stupire il suo pubblico a Roma

Intervista esclusiva per Virgilio Motori in vista dell'ePrix di Roma di Formula E

Luca Filippi è l’unico pilota italiano che scenderà in pista sul circuito di Roma per la settima gara del campionato mondiale di Formula E 2018 con la scuderia NIO Formula E Team. Il driver di Savigliano (Cuneo) che oggi ha 32 anni è da sempre innamorato di rally, passione tramandata dal papà Pier Felice che è stato un campione di questo sport. Nella sua carriera Luca Filippi ha vinto il campionato italiano di Formula 3000 nel 2005 e ha ottenuto successi anche in GP2 e in IndyCar. Nel 2007 ha anche sfiorato il sogno della Formula 1 quando ha collaudato sia la Honda che la Super Aguri. In quell’anno ha addirittura bloccato il cronometro facendo segnare un tempo migliore di quello del pilota titolare Takuma Sato e ha vinto il Casco d’Oro per il miglior pilota italiano.

Domenica 14 aprile a Roma correrà davanti al pubblico di casa: sarà l’unico pilota italiano che potrà riuscire nell’impresa di far cantare l’inno sul podio della Capitale. In un circuito completamente nuovo avrà una spinta in più, quella del suo pubblico. In attesa della gara. Luca Filippi ci ha rilasciato un’intervista esclusiva a Virgilio Motori dove racconta la sua esperienza in Formula E, alcuni dei momenti salienti della sua carriera e fa alcune riflessioni sulle auto elettriche.

Ciao Luca, diventare pilota è il sogno di ogni bambino. Come ti sei avvicinato a questo sport?
Lo sport dell’automobilismo è sempre stato di famiglia, in particolare mio padre era pilota di rally. È stato campione italiano nel 1981 e quando ero bambino andavo sempre a vedere le gare, quindi è una passione di famiglia.

Avevi un pilota in particolare come riferimento?
Ho sempre amato tantissimo i rally, quindi c’erano Sainz e più avanti McRae che erano i miei idoli. Per la pista c’era sicuramente Piquet che mi piaceva molto e Mansell che aveva vinto la Formula 1 e in seguito la IndyCar che all’epoca era la Cart. Questa cosa mi aveva colpito moltissimo dato che amavo già allora le corse americane.

Piquet era quindi uno dei tuoi idoli. Oggi uno dei tuoi avversari è proprio Nelson Piquet Jr, suo figlio.
Sì, diciamo che a me piaceva molto perché era uno estroso. Non si può dire che sia un pilota in cui mi riconosco però mi piaceva molto e forse il figlio è anche un po’ sottovalutato; io penso che si anche più bravo del padre, è una versione evoluta.

Essendo stato collaudatore in F1, conosci molto bene quel mondo. Recentemente Ecclestone ha parlato di una F1 elettrica. Secondo te quanto ci può essere di vero?
Il mio punto di vista è che la Formula 1 deve essere il massimo della performance, della potenza e della velocità, quindi non credo che debba avere un aspetto tropo legato all’ecologia e al risparmio energetico. Anche il discorso ibrido secondo me non è molto adatto alla Formula 1. La Formula E invece ha un DNA che nasce proprio dallo sviluppo tecnologico per la riduzione dei consumi chiaramente da quello per l’elettrico che è ancor agli inizi. Sono quindi due DNA completamente diversi e non sono neanche i competizione. Io non li vedo nemmeno tanto da mischiare: secondo me la Formula 1 sarà sempre motore termico e la formula E sarà elettrica.

Negli ultimi anni il discorso del motore elettrico è stato sviluppato anche nei trasporti di tutti i giorni. Da pilota, quali pensi che possano essere i vantaggi e gli svantaggi per l’utente medio?
Sicuramente nei centri città è diventato quasi indispensabile avere un mezzo elettrico perché ti permette di andare nei centri storici e di avere un impatto zero, almeno dal punto di vista delle emissioni, quindi secondo me i centri urbani avranno una naturale evoluzione verso l’elettrico. Ad oggi non c’è forse ancora la necessità e la praticità della vettura elettrica in una zona periferica o nei piccoli centri. A brevissimo termine non è forse nemmeno quella la destinazione dell’elettrico, ma nei centri città ormai lo vediamo sui taxi, ci sarà presto su tutti i mezzi pubblici e tra pochi anni chi vorrà circolare con l’automobile nei centri urbani dovrà farlo per forza con l’elettrico e perlomeno sarà un metodo efficaci per ridurre le emissioni di CO2 che comunque sono state molto alte negli ultimi anni.

Tornando a parlare della tua carriera automobilistica tra GP2 e IndyCar, tra i tuoi avversari ricordiamo Jules Bianchi (poi mancato nel 2015 in seguito all’incidente di F1 in Gippone) e il tuo testa a testa con lui nel 2011 quando vi giocavate il secondo posto nel mondiale.  Che ricordi hai di quei momenti?
È stata una bela battaglia giocata fino all’ultimo giro dell’ultima gara. Chi dei due riusciva a fare il giro veloce sarebbe diventato vicecampione, quindi è stata una battaglia ravvicinata ma in realtà giocata a distanza dove eravamo in pista ma distanziati e continuavamo a batterci per il giro veloce e alla fine, facendolo io, mi sono assicurato il secondo posto. Quell’anno siamo anche andati sul podio in due belle gare: a Spa dove ho vinto io e lui è arrivato secondo, poi al Nürburgring dove avevamo fatto un bel duello all’ultimo giro dove lui è arrivato secondo e io terzo.

E qual era il rapporto con lui dentro e fuori dalla pista?
Non ci conoscevamo così bene perché è stata l’unica stagione in cui ci siamo trovati a confronto, ma c’era un bel rapporto di rispetto che lui ha avuto modo di dimostrarmi di più negli anni dopo quando era in Formula 1 e io no. Devo dire che più di una volta non ha mai mancato di riconoscermi il fatto che gli dispiacesse che io non abbia avuto le sue opportunità più avanti.

Questa è la tua prima stagione in Formula E. Qual è stato l’impatto con un campionato che ha regole e auto diverse?
Non facile perché è una categoria un po’ unica, diversa da tutte le altre e quindi l’adattamento è un pochino più complesso sia per la gestione elettrica che per la guida della macchina: il fatto che le gomme non siano slick e che la monoposto, per via dell’efficienza aerodinamica, abbia un carico molto basso. Non è facile e mi sto ancora adattando, però devo dire che questa è la componente più difficile. Poi il livello del campionato di Formula E è altissimo, quindi non c’è margine di errore: basta un’esitazione e sei da primo a ultimo.

In Formula E i circuiti sono cittadini, così come il prossimo ePrix di Roma. Un pilota come vive l’esperienza di correre in questo tipo di circuito?
L’ambiente naturale della Formula E è chiaramente il centro città perché la vettura elettrica sostanzialmente è stata ideata per i centri urbani, quindi il fatto di portare le auto elettriche da corsa in città porta il messaggio che queste possono avere impatto zero e allo stesso tempo essere performanti addirittura come machine da gara. Anche il circuito di Città del Messico che è permanente si trova comunque nel cuore della città, quindi è una costante in ogni gara del campionata. Secondo me i circuiti cittadini oltretutto sono molto divertenti e dal punto di vista del pilota sono forse le gare più belle che si possano fare.

E noi ti aspettiamo il 14 aprile proprio a Roma. Tornerai a disputare una gara in casa. Speri di ripetere una gara entusiasmante come quella della tua vittoria a Monza nel 2011 in GP2?
Diciamo che le gare in Italia mi hanno sempre portato molto bene, a Monza in particolare. A Roma ci saranno due componenti da considerare: è un circuito nuovo per tutti e quindi partiamo tutti da zero; poi c’è la componente della gara di casa e della motivazione extra che avrò sin dal primo giro.

L’appuntamento per fare il tifo per Luca Filippi, l’unico pilota italiano in Formula E, è quindi fissato per il 14 aprile a Roma, ma già dal 9 aprile sarà possibile supportarlo votandolo nel Fanboost, una delle molte particolarità della Formula E.

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