È fallita l’azienda italiana del SUV più caro al mondo

La Vercarmodel Saro di Beinasco è costretta a chiudere per fallimento, lasciando a casa circa 100 operai specializzati

Di case automobilistiche “di nicchia”, capaci di concentrarsi sulla produzione di una manciata di modelli esclusivi, ce ne sono a decine. Bugatti, Pagani e Koenigsegg sono tre dei tanti esempi che potrebbero essere fatti in questo caso: storie di successo basate su pochi modelli prodotti in maniera “artigianale” (o quasi) e ambiti in tutto il mondo. Non tutti i produttori di questo genere, però, hanno pari fortuna.

Il caso dell’italiana Vercarmodel Saro è esemplare. Il produttore, che in passato ha lavorato per Ferrari, Audi e Porsche, aveva provato a farsi strada nel mondo dei SUV lanciando il Karlmann King, un colosso a quattro ruote dal costo decisamente non alla portata di tutti. Con un prezzo di 3,8 milioni di dollari per esemplare, il Karlmann King era da più parti considerato come il SUV più costoso al mondo: un modello unico ed esclusivo, che però non ha avuto le stesse fortune dei produttori citati in precedenza.

L’accoglienza del SUV (realizzato sulla base di un pickup Ford F550, con motore benzina da 7 litri, interni in pelle di coccodrillo e finiture laminate in oro) era stata infatti piuttosto fredda: gli ordini si contavano sulle dita di una mano e l’azienda di Beinasco (cinta industriale di Torino) è entrata in crisi. Una situazione aggravata dal pessimo momento che il settore automobilistico sta attraversando, così la Vercarmodel Saro è stata costretta a dichiarare fallimento e chiudere i battenti una volta per sempre.

“Non è accettabile – affermano Bruno Ieraci della Fiom e Sergio Di Ruzza della Uilm – che 100 famiglie vengano abbandonate a se stesse a pochi giorni da Natale. È urgente un incontro con la Regione Piemonte e con il curatore fallimentare per fare il punto sulla procedura concorsuale e per capire come gestire gli ammortizzatori sociali ancora a disposizione. È inoltre necessaria l’attivazione di politiche attive del lavoro per ricollocare questi lavoratori che, lo ricordiamo, sono altamente specializzati. Dopo il recente caso della Pininfarina Engineering, Torino dice addio a un altro pezzo importante del settore automotive”.

A giugno il produttore torinese aveva richiesto l’attivazione della Cassa Integrazione straordinaria di 12 mesi per tutti i lavoratori, senza ottenere però i risultati sperati. Il piano di rilancio prospettato dalla proprietà, infatti, non si è concretizzato e, a conclusione di un anno a dir poco pessimo, arriva la decisione di dichiarare fallimento e mettere così fine a un’esperienza di assoluta eccellenza.

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