Dieselgate FCA, falsate le emissioni inquinanti dei veicoli?

Perquisiti gli uffici torinesi del gruppo automobilistico: si indaga su dispositivi in grado di alterare le emissioni

Le Fiamme Gialle hanno perquisito diversi uffici torinesi del Gruppo FCA nell’ambito di un’inchiesta sulla presunta presenza di dispositivi di controllo del motore non conformi alla regolamentazione europea. L’operazione è stata condotta in accordo con la procura di Francoforte, impegnata a svolgere le indagini anche presso le sedi di FCA sul territorio tedesco, e coordinata grazie anche ad Eurojust, ufficio per la cooperazione tra le varie forze dell’ordine dell’Unione Europea.

Gli uomini del nucleo di Polizia tributaria, su decreto della Repubblica di Torino, questa mattina si sono presentati in diversi uffici del gruppo automobilistico per acquisire documentazioni sulle progettazioni e sui test condotti su alcuni motori. Il sospetto degli inquirenti è che su alcuni modelli di veicoli siano stati installati dei dispositivi di controllo del motore non conformi alla regolamentazione europea sulle emissioni. In condizioni reali di guida le emissioni inquinanti dei modelli sarebbero superiori a quelle rilevabili in sede di omologazione.

La reazione del Gruppo Fiat Chysler non si è fatta attendere: la Casa torinese, che pochi giorni fa ha annunciato che Stellantis sarà il nome del nuovo gruppo nato dall’alleanza con PSA, ha fatto sapere di essersi immediatamente messa a disposizione delle autorità, fornendo le informazioni necessarie e la dovuta collaborazione.

“FCA conferma che in alcune sedi europee del gruppo si sono svolti alcuni accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria nell’ambito di una rogatoria internazionale richiesta dalla magistratura tedesca – le parole del portavoce di FCA riportate all’Ansa – L’azienda si è subito messa a disposizione degli inquirenti e ha fornito ampia collaborazione negli accertamenti. FCA sta esaminando i relativi atti per potere chiarire ogni eventuale richiesta da parte della magistratura”.

In tutto sarebbero cinque sono i modelli con motori diesel di auto del gruppo FCA sotto osservazione: l’ipotesi è che siano dotati di un software in grado di controllare il motore e ridurre artificiosamente le emissioni nella fase del collaudo per rientrare nelle soglie stabilite dalla Comunità Europea.

Gli elementi sono gli stessi dello scandalo dieselgate che ha investito Volkswagen ormai quatto anni e mezzo fa e che ha costretto il colosso tedesco a pagare 830 milioni di euro come risarcimento per gli automobilisti che diedero vita a una class action in Germania. In seguito alla falsificazione dei valori di emissioni sui modelli mossi da motori a gasolio, il Gruppo Volkswagen raggiunse un accordo con l’associazione tedesca dei consumatori in merito al risarcimento di circa 260.000 automobilisti.

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