Decreto Cura Italia, le concessionarie auto chiedono modifiche

Il nuovo decreto desta non poche preoccupazioni per le attività commerciali che chiedono un sostegno al Governo

Il settore della distribuzione, che vanta 49 miliardi di fatturato e circa 120 mila dipendenti, chiede un sostengo per il reperimento di liquidità per la sopravvivenza aziendale. In questo scenario parla Plinio Vanini, presidente del Gruppo Autotorino, che è il più grande concessionario d’Italia.

Il Gruppo vanta un fatturato di 1.22 miliardi di euro e 52.800 auto vendute all’anno. Le sue parole: “Mi fa specie che ci si preoccupi di quante auto si possano vendere in questo momento, noi cerchiamo solo di vivere con estrema responsabilità l’emergenza”, infatti aveva chiuso tutte le sue 52 sedi ancora prima che fosse obbligatorio.

Il problema è che oggi si sta scatenando quasi una rivolta, l’associazione dei concessionari Federauto, che rappresenta circa 1.100 imprese, 48.6 miliardi di euro di fatturato, 120.300 occupati fra diretti e indiretti, con un peso del fatturato sul PIL del 2.8%, ha richiesto una modifica del Decreto Cura Italia. Purtroppo infatti la situazione non è per niente positiva e si rischia un grande tracollo delle vendite entro la fine del 2020.

Le concessionarie si trovano in questa condizione di criticità enorme, per Federauto i problemi principali sono fondamentalmente tre: la gestione del personale, che per ora viene affrontata utilizzando le ferie ma chiaramente deve essere risolta con l’utilizzo massimo degli ammortizzatori sociali che lo stesso Governo ha varato. Altra criticità riguarda il sostegno alla mancanza di liquidità dell’impresa, che ovviamente è causata dal calo del fatturato, e infine la gestione degli stock di auto e parti di ricambio, che creano immobilizzo patrimoniale e chiaramente pongono in essere delle necessità finanziarie.

L’associazione ha quindi spiegato: “Abbiamo bisogno di alcune misure in grado di supportare le concessionarie nel periodo di blocco dell’attività. I punti di criticità si focalizzano sulla necessità di un sostegno normativo in grado di favorire il reperimento di liquidità per la sopravvivenza aziendale, tenendo presente che si tratta di aziende caratterizzate da un ciclo labour and capital intensive”.

Vediamo quali sono integralmente le richieste mosse dalla Federauto (Fonte Repubblica):

  • l’attività dei concessionari per la vendita e riparazione di autoveicoli e motoveicoli ricade fra le imprese con un fatturato superiore a 2 milioni di euro. Non godendo delle agevolazioni di differimento dei termini di pagamento alla Pubblica Amministrazione, si chiede che in sede di conversione in legge del decreto sia inserito un esplicito richiamo a tale attività, utilizzando il parametro del patrimonio netto al 31.12.2018, ultimo bilancio approvato, nel limite di € 100 milioni;
  • la compensazione orizzontale dei crediti Iva sia nei confronti dell’Erario che per la parte contributiva sarebbe un grosso supporto alla liquidità delle imprese. Oggi vige il limite di € 700.000 annui. Si chiede di allargare il limite trasformandolo in mensile. Quindi la compensazione orizzontale varrà per un importo massimo mensile pari a € 700.000;
  • il decreto-legge è lacunoso nel trattare il caso che riguarda la situazione di dilazione dello stock. Il quesito a cui dare una risposta è: il credito ceduto pro-soluto a una banca terza è da considerarsi alla stessa stregua della sospensione prevista per i debiti bancari a medio-lungo termine? Ciò in relazione all’art. 56 comma 2b per prestiti non rateali che proroga di fatto al 30.09.2020 le scadenze. Per rendere tutto più chiaro si propone di estendere l’art.56 comma 5 anche alle imprese con patrimonio netto inferiore a € 100 milioni quanto previsto dal comma 2b, ampliandone la portata ed includendo anche lo strumento del finstock a mezzo factoring;
  • con riferimento alle previsioni dell’art. 57, occorre che l’attività condotta dalle concessionarie auto sia ricompresa nel decreto applicativo.

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