Crisi settore auto: servono misure eccezionali dopo il Coronavirus

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo sta mettendo in ginocchia l’economia, cosa dovremo fare per riprenderci

Siamo in piena emergenza, costretti a stare chiusi in casa per limitare la diffusione del Coronavirus, che purtroppo miete ogni giorno ancora troppe vittime e continua ad affollare gli ospedali di ammalati, spesso in condizioni molto gravi. Questa situazione si ripercuote anche sull’economia globale, che sta vivendo e vivrà un momento di estrema crisi.

Il settore dell’automotive rappresenta il 10% del PIL italiano, in questo periodo di chiusura totale degli stabilimenti e di estremo calo delle immatricolazioni, la situazione quindi è grave. Si tratta infatti di un settore trainante per le esportazioni e che oltretutto dà lavoro a moltissime persone, circa 1.2 milioni nella filiera. I tre presidenti delle principali associazioni di categoria in Italia, Paolo Scudieri di Anfia, Michele Crisci di Unrae e Adolfo De Stefani Cosentino di Federauto hanno parlato proprio di quello che sta succedendo e delle possibili soluzioni che dovremmo attuare.

Unrae parla di sostegno all’economia attraverso una riformulazione dell’ecobonus, anche le altre associazioni sono assolutamente d’accordo con quanto dichiarato da Crisci, sono necessari un riallineamento fiscale agli standard europei per i nuovi veicoli aziendali e anche aggiungere una nuova fascia di mezzi virtuosi. L’intero sistema infatti oggi è in ginocchio, a causa della chiusura di tutte le concessionarie e delle aziende che si occupano di distribuzione.

Cosentino (Federauto) ha spiegato: “Alla ripartenza sarà difficile recuperare le mancate vendite di marzo e aprile. Dal momento che non è solo l’auto ad essere in crisi, ma tutto il sistema produttivo italiano è in affanno, alla ripresa riteniamo che i primi acquisti degli italiani saranno concentrati sui beni di consumo e non su quelli durevoli. L’auto non sarà probabilmente il primo pensiero di acquisto, quindi la ripresa non sarà immediata. Nel momento della ripartenza potremmo trovarci con gran parte delle imprese della vendita chiuse per mancanza di liquidità dopo diversi mesi di sofferenza”, non sappiamo nemmeno quanti. E continua: “Alcune Case hanno stupito per la disponibilità e per la ricerca di strumenti per garantire la sopravvivenza dei concessionari in questo periodo di chiusura e quindi di mancate vendite, anche se purtroppo c’è da notare che altre hanno sottovalutato l’impatto del problema, avendo probabilmente già molte questioni ‘interne’ aperte e non volendo o non potendo affrontarne ulteriori”.

Le parole di Crisci, per Unrae: “Molte aziende stanno intervenendo sul fattore liquidità nei confronti delle proprie reti vendita mettendoli in una situazione di ragionevole tranquillità, dilazionando i pagamenti, incrementando la marginalità e aumentando i bonus; tutti interventi che hanno un costo per i produttori, ma sono indispensabili per poter disporre di una rete di vendita alla ripartenza”.

Secondo Scudieri (Anfia) infine: “Abbiamo rilevato prese di coscienza da parte dell’industria affinché la rete possa essere salvaguardata. Ci aspettiamo azioni finanziarie di supporto o di prodotto, cambiamenti nelle modalità di cessione delle auto con sistemi di volta in volta diversi a seconda della fascia di mercato. Molteplici azioni sono allo studio strettamente collegate alle ‘armi finanziarie’ che saranno messe a disposizione dell’industria per far fronte all’emergenza. Quando il mercato si riprenderà sarà il momento di inventarsi qualcosa per allargare i propri mercati di riferimento oltre l’Italia a Paesi non ben rappresentati per esportare i prodotti. Sarà necessario per l’industria ottenere incentivi sulla fiscalità, penso a una conversione delle rendite fiscali nel periodo d’imposta, a finanziamenti agevolati con rimborsi a 15 anni garantiti dello Stato, all’accelerazione del periodo per ottenere il rimborso sui crediti d’imposta e a strumenti per sostenere ricerca e innovazione. Non credo che l’Italia possa farcela da sola a uscire da questa ‘guerra’, pertanto sarà necessario un intervento dell’Europa nel suo insieme”.

Molto probabilmente l’epoca post-crisi cambierà moltissimo anche le caratteristiche della mobilità individuale, lo sostengono tutti i tre i rappresentanti delle associazioni di settore, l’auto sarà molto più usata rispetto a mezzi pubblici, treni ed aerei (come abbiamo visto, in Cina sta già accadendo questo). Il motivo è semplice: saremo più tranquilli a viaggiare in auto in sicurezza.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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