La crisi dei chip ferma la produzione di Tesla: cosa succede

La Casa californiana ha fermato una delle linee di produzione Model 3. La causa? La probabile carenza di chip

A Fremont, in California, si spegne una linea di produzione dello stabilimento Tesla: è quella della Model 3. Su quanto sia durato questo insolito ‘lockdown’ non c’è certezza. Alcuni parlano di un lasso di tempo compreso tra il 22 febbraio e il prossimo 7 marzo. Il CEO, Elon Musk, invece, minimizza a 2 sole giornate di stop, dal 22 al 24 febbraio. Sta di fatto che sono stati riscontranti dei problemi di fornitura di parti per la Model 3.

Quali componenti hanno creato tali disagi? Senza conferme ufficiali, è facile pensare che lo spegnimento di una delle linee di produzione della Tesla Model 3, la berlina elettrica da 580 km d’autonomia, sia determinata dalla carenza di chip, lacuna che affligge tutti i settori industriali, automotive incluso.

In tempi recenti, infatti, più Case automobilistiche hanno dovuto aggiornare i macchinari, riducendo i volumi di vetture fabbricate e arrivando persino a mettere da parte mezzi assemblati in modo incompleto. È il caso delle giapponesi Toyota, Nissan, Honda e Mazda e delle americane Ford e General Motors. Anche i brand del Gruppo Stellantis sono afflitti dal medesimo problema: a Melfi, lo storico polo industriale lucano Fiat in lockdown 12 mesi fa, hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori a causa dell’assenza di componenti elettroniche.

La domanda di chip continuerà a trovare una risposta insufficiente ancora per un po’, tanto è vero che negli Stati Uniti il neo presidente Joe Biden ha confermato la richiesta al Congresso di autorizzare un finanziamento di 37 miliardi di dollari per implementare la capacità produttiva di processori nel Paese. Le nazioni occidentali scontano infatti una pesante dipendenza nei confronti degli Stati asiatici. Un esempio: il 67% degli attuali volumi globali di microprocessori è localizzato a Taiwan. Troppo debole invece la produzione interna europea (pari al 10%), nonostante alcuni esempi virtuosi come quello di Bosch.

In più, se da una parte il costo delle apparecchiature per fabbricare semiconduttori raddoppia ogni 4 anni, dall’altra la complessità e le relative performance di un microcircuito raddoppiano a distanza di 18 mesi e quadruplicano ogni 3 anni. Così le Case si sono trovate ad affrontare un ingente aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo e un forte incremento dei costi di realizzazione.

Lo scoppio della pandemia Coronavirus, infine, ha spostato la produzione di chip per prodotti elettronici di consumo come laptop e tablet, a discapito di altri settori come l’automobile. Ora però le aziende hanno difficoltà ad adeguare le loro attività al ritorno della domanda. Per questo la Commissione Europea sta correndo ai ripari, con l’obiettivo di avere una maggiore ‘sovranità digitale’.

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