Caro benzina, è allarme: una nuova possibile soluzione

Il prezzo del carburante non si ferma, i rialzi continuano e i portafogli delle famiglie italiane è sempre più vuoto: urge una soluzione immediata

La situazione sta rapidamente degenerando, il prezzo della benzina ha ormai sfondato da giorni la soglia dei due euro al litro, nonostante il taglio delle accise. Senza questa manovra oggi pagheremmo circa 2,30 euro per ogni litro di carburante, una follia per le famiglie italiane, che ormai sono stremate.

I rincari non hanno sosta, oltre al carburante aumentano costantemente anche gli importi delle bollette di gas e luce, per non parlare dei generi alimentari. Andare avanti è dura per tutti e urge assolutamente una soluzione rapida per rallentare i rialzi dei prezzi di benzina e diesel. Dall’ultima rilevazione (14 giugno) si registrano continui ritocchi dei listini da parte di differenti compagnie, con aumenti anche di due centesimi al litro.

Fegica, la Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini, dichiara: “In poco più di 70 giorni, oltre la metà del corposo taglio delle accise sui carburanti decretato dal Governo è stata letteralmente bruciata”, la situazione è delicata. L’organizzazione ha proposta al Governo una soluzione temporanea, che finora non era mai stata nominata: quella dei prezzi amministrati.

Che cosa sono i prezzi amministrati del carburante

Si tratta di un ritorno agli anni Ottanta-Novanta, al sistema che è stato in vigore appunto fino al 1991, quando il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica diede il via alla liberalizzazione del settore. Fegica sostiene che la situazione di oggi è straordinaria e, se già proponeva tempo fa il ritorno ai prezzi amministrati, oggi pensa che sia l’unica soluzione (è vero, anch’essa straordinaria) per uscire dall’emergenza, che ormai si protrae da mesi.

Per Fegica grazie ai prezzi amministrati l’Italia potrebbe temporaneamente mettersi al riparo dal meccanismo internazionale che determina i prezzi del carburante, il cosiddetto “metodo Platt’s”, che pubblica quotidianamente “i prezzi a cui si sarebbero effettuate transazioni nel bacino del Mediterraneo”. Il problema è che si tratta di dati “in nessun modo verificabili, a nessuno è concesso di sapere sulla base di quali fattori, protetti dalla libertà di stampa avvengano gli scambi”. Il sistema non è governato da un “organismo internazionale regolato e soggetto a controllo”, per cui proprio il mercato internazionale potrebbe essere luogo di grandi speculazioni.

In tutto ciò, si aggiunge anche la guerra tra Russia e Ucraina, non lo dimentichiamo. Le responsabilità del conflitto che sembra non vedere una fine sono tante, è vero, ma secondo Fegica questa situazione iniziava a produrre i suoi effetti già prima, nel momento in cui il periodo post-Covid ha iniziato a far ripartire i consumi al di sopra di quanto previsto.

L’accusa di Fegica

Secondo la Federazione manca anche una politica industriale in questo settore, e non solo in Italia, ma anche a livello europeo. Per questo continuiamo a essere “dipendenti pure dall’importazione di prodotti finiti”. Oltretutto “fino a pochi anni fa la capacità di raffinazione interna era addirittura in eccesso, oggi le raffinerie italiane hanno chiuso (anche in Europa)”.

Fegica sostiene che al Governo oggi non resti che ripensare al regime dei prezzi amministrati, oltre che prorogare il taglio delle accise, in scadenza l’8 luglio. Un’ipotesi che, come abbiamo visto nelle scorse ore, è sul tavolo dell’Esecutivo. A queste due soluzioni se ne potrebbe aggiungere una terza, stavolta facendo scendere in campo il Parlamento, che potrebbe decidere una soglia massima per i prezzi di benzina e diesel.

C’è anche chi risponde: “Tornare ai prezzi amministrati per combattere il caro carburanti non è certo una soluzione. Ricorrere a misure del passato, che hanno già ampiamente dimostrato la loro inefficacia, appare anacronistico”. Lo rileva in una nota Unem in risposta al documento diffuso dalla segreteria della Fegica. Il prezzo amministrato dovrebbe essere fissato dalle autorità politiche per determinare direttamente o indirettamente quelli che dovrebbero essere i prezzi sul mercato nazionale.

I prezzi della benzina in Italia

Quotidiano Energia, grazie ai dati elaborati sulla base delle comunicazioni dei gestori all’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico, rende noti i prezzi medi del carburante in Italia (aggiornamento 14 giugno):

  • benzina self service 2,044 euro/litro;
  • diesel self service 1,973 euro/litro;
  • benzina servito 2,169 euro/litro;
  • diesel servito 2,105 euro/litro;
  • GPL tra 0,836 e 0,850 euro/litro;
  • metano tra 1,704 e 1,898 euro/kg.