Carbon-tax: la super tassa che vuole mettere ko la benzina

Super aumento dei carburanti fossili per ridurre le emissioni di CO2, la proposta shock del FMI

Il Fondo Monetario Internazionale vorrebbe aumentare la tassazione sui carburanti, chiedendo questo intervento a tutti i governi del mondo, un salasso per le famiglie, vedendola come unica via d’uscita per diminuire il livello delle emissioni inquinanti dei veicoli.

I tecnici del FMI hanno analizzato a Washington le legislazioni fiscali dei Paesi aderenti al Fondo e hanno fatto la media delle tassazioni sul carbonio quindi sulle emissioni nocive che provengono da carburanti fossili. Se teniamo conto del momento di allarme acuto che tutto il pianeta sta vivendo oggi il risultato è molto basso e ha sorpreso, solo due dollari per ogni tonnellata.

La media diminuisce per un solo fatto, la maggioranza degli Stati non adotta una tariffazione del carbonio, infatti sono solo 50 i Paesi che la prendono in considerazione, in realtà 88 se contiamo anche quelli che tassano l’energia prodotta dai combustibili fossili rispettando gli accordi di Parigi. I tecnici del FMI sostengono che per scoraggiare l’utilizzo di fonti energetiche inquinanti l’unica via è aumentare di molto il prezzo per gli utenti.

Qualsiasi altra soluzione potrebbe essere solo palliativa o troppo lenta nel tempo. Per questo motivo il Fondo Monetario Internazionale, attraverso il proprio rapporto, propone un aumento molto drastico delle tasse sulla CO2 emessa, da completarsi entro il 2030. Si passerebbe quindi da una tassazione di due dollari a tonnellate a 75 dollari in soli dieci anni. In parole povere questo porterebbe ad un aumento del costo della benzina del 14%, del gas naturale fino al 68% e del carbone fino al 214%.

Se questa proposta del FMI venisse davvero presa in considerazione dal governo, gli utenti si esprimerebbero in questo modo, come già stanno facendo: “Una proposta folle, fatta da accademici che non tengono conto della realtà: l’elettricità e il riscaldamento (o il raffrescamento) domestico schizzerebbero a costi proibitivi. Gli spostamenti in automobile o, ancor peggio, in aereo, costerebbero cifre folli. A cascata ogni bene e servizio stra-aumenterebbe. Tutto pagato dai cittadini. Ci sarebbero rivolte popolari”.

Ovviamente si tratta di una reazione molto ostile, c’era da aspettarselo, il FMI ha preventivato reazioni negative e proteste e per questo ha studiato delle contromosse. E quindi ha proposto un intenso sistema di compensazioni per i cittadini, chiamati a pagare di tasca propria questa rivoluzione fiscale. Le varie opzioni potrebbero essere il taglio di altre tasse oppure lo sviluppo di fonti energetiche verdi economiche grazie all’extra gettito della super carbon-tax.

Possiamo fare due esempi, la provincia canadese della British Columbia nel 2008 aveva introdotto una super tassa sui carburanti, che chiaramente aveva terrorizzato la popolazione, ma che era stata poi compensata da altri tagli fiscali. C’è anche un esempio europeo. Nel 2005 è stato introdotto il sistema di compravendita dei crediti di CO2 (Emission Trading Scheme-ETS). Un meccanismo complicato che aveva dimostrato di avere molti limiti, dal momento che all’inizio l’imposta era di 20 euro per tonnellata, grazie alla lobby dei petrolieri, e poi era rovinosamente scesa a 3 euro nel 2013, per poi risalire a 20 nelle ultime settimane. Ma proprio nella nostra cara UE c’è uno Stato che da tempo adotta il provvedimento che propone oggi il FMI, si tratta della Svezia, che adotta una ultra-carbon tax da 127 dollari per tonnellata con risultati eccezionali: dal 1995 infatti le emissioni nel Paese di sono ridotte del 25% e l’economia è cresciuta del 75%.

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