Brexit: ecco gli effetti sul settore dell’automobile e su benzina

Il referendum britannico avrà importanti ripercussioni anche sull'automotive e sul petrolio

Neanche il tempo di finire il conteggio dei voti del referendum sul futuro ‘europeo’ della Gran Bretagna, che già si fanno ragionamenti sugli effetti della Brexit praticamente in tutti gli ambiti della vita dei cittadini dell’Isola quanto del Vecchio Continente. Pure nel mondo dell’auto e in quello dei carburanti ovviamente ci si interroga su quali possano essere le conseguenze della scelta fatta dalla maggioranza dei britannici. Anticipando che non si possono avere certezze assolute, proviamo ad avanzare le ipotesi più credibili.

Per quanto riguarda il settore dell’automotive, bisogna innanzitutto ricordare come nel Regno Unito siano presenti fabbriche d’auto di ben 15 marchi, alcuni decisamente importanti, come Ford, GM Europe, Mercedes-Benz e BMW (comprese dunque MINI e Rolls-Royce), Volkswagen (con la Bentley) e le giapponesi Honda, Nissan, Toyota, per non parlare del settore in generale, con anche studi di design e altro. In totale, si tratta di qualcosa come 730 mila posti di lavoro – indotto compreso – legati al mondo dell’automobile. Soprattutto, ben il 77% delle auto “Made in UK” viene esportato con l’Europa che ne assorbe quasi il 60%.

Quali le conseguenze della Brexit? Le più ovvie saranno sulla produzione britannica e il commercio con il resto del Continente. Fuori dall’Europa, con tasse locali e dazi anche per l’esportazione più alti, è chiaro che la competitività a livello di costi e prezzi delle vetture costruite in UK verrà presumibilmente a calare. Per intenderci, fino ad oggi i costruttori britannici non hanno pagato il 10% di dazi che l’Unione europea applica sulle automobili importate mentre l’esenzione dei dazi sui componenti importati raggiunge addirittura il 60%. Ovvio come da un lato tanti investitori stranieri, senza i vantaggi dell’UE, possano decidere di andarsene e produrre altrove, e dall’altro come sarà più difficile collocare sui mercati stranieri le vetture prodotte in Gran Bretagna.

Questa perdita di competitività e produzione potrebbe essere bilanciata solo parzialmente dall’indebolimento della sterlina, che teoricamente aiuterebbe a vendere più facilmente le auto costruite Oltremanica nel Vecchio Continente e a rendere invece più problematica quella delle vetture “Made in UE” , ad esempio francesi o italiane, a Londra e dintorni.

La Brexit non ha però possibili riflessi solo a livello di produzione e commercio automobilistico ma pure sul petrolio e quindi, di riflesso, sulla benzina. In linea di massima, si può avanzare l’ipotesi che con l’addio della Gran Bretagna all’Europa e la perdita di valore della sterlina, il prezzo del petrolio possa almeno temporaneamente conoscere un calo consistente e, conseguentemente, potrebbe averlo pure quello della benzina.

In realtà, come sappiamo benissimo soprattutto noi italiani, sul prezzo del carburante incidono tanti altri e diversi fattori, da quello dei costi di raffinazione alle inattaccabili accise. Probabile, quindi, che di fronte ad un calo del prezzo del petrolio pure rilevante, quelli di benzina e diesel siano ben più contenuti.

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