Brebemi a rischio fallimento, i conti non tornano: l’autostrada è deserta

A tre mesi dall'apertura la A35 ha meno della metà dei passaggi giornalieri previsti: rischio bancarotta

Brebemi, è flop. L’autostrada A35 tra Milano e Brescia, aperta nel luglio 2014, a tre mesi dall’inaugurazione si sta rivelando un fallimento. Gli accessi sono solo 18mila, meno della metà dei 40mila previsti, e i 62 km della nuova direttrice corrono deserti accanto alla parallela autostrada A4 Milano-Venezia, le cui tariffe sono la metà, tenendo lontani gli automobilisti non certo allettati, in tempi di crisi, dal prezzo poco competitivo. 

I conti non tornano e i finanziatori sono preoccupati per i debiti: 1,8 miliardi di euro da rimborsare alle banche. Chi pagherà? I costi della Brebemi sono lievitati a 2,439 miliardi di euro interessi compresi, contro una previsione di 800 milioni di euro: ogni chilometro di asfalto è costato 38 milioni di euro.
Il piano dunque ipotizzava 40mila accessi nei primi sei mesi e 60mila da gennaio 2015: in realtà sono stati solo 18mila, limitati al tratto di autostrada utilizzata dai pendolari. Gli investitori composti da banche, società autostradali, costruttori, camere di commercio, comuni e province aveva previsto una concessione ventennale da ammortizzare con i pedaggi: una previsione che si avvia verso il fallimento, come il piano -anch’esso fallito- di aprire due stazioni di servizio lungo il percorso.
 
Tuttavia, nonostante alla voce "finanziamenti pubblici" il sito della Brebemi riporti una cifra pari a zero, la realtà è diversa, come evidenzia Repubblica. Degli 1,818 miliardi di euro di prestiti, 820 arrivano dalla Cassa depositi e prestiti, vale a dire dal ministero dell’Economia. 700 sono arrivati invece dalla Banca europea investimenti, cioè dagli Stati della Ue, anche se ha fatto da garante la Sace spa, a sua volta in mano alla Cassa depositi e prestiti. Vale a dire, a pagare rischia di essere, come spesso accade, il contribuente.
In tutto questo, osserva Repubblica, le banche creditrici ci hanno guadagnato. Infatti il miliardo e mezzo di finanziamento pubblico non è andato direttamente alla società, ma a un consorzio di banche (Intesa, Unicredit, Mps, Centrobanca e Credito Bergamasco) che a sua volta lo ha rigirato a Brebemi Spa ad un tasso più elevato: il 7,8%.
 
La speranza per la Brebemi spa sarebbe riposta nella defiscalizzazione prevista dal decreto "Salva Italia" del governo Monti, in parte ripreso dallo "Sblocca Italia" di Renzi. Un deciso stop è arrivato però dalla ragioneria del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha trasmesso un parere alla commissione Ambiente della Camera in cui esclude che la defiscalizzazione possa essere estesa alle autostrade già aperte e in concessione, come appunto la Brebemi.
"Ora che è aperta La Brebemi non è defiscalizzabile perché si aprirebbe un precedente ingestibile. E perché non erano questi gli accordi con lo Stato e la Regione Lombardia che hanno rilasciato la concessione ventennale. L’opera si doveva ripagare da sola con i pedaggi senza aiuti pubblici", ha rincarato la dose Dario Balotta, responsabile trasporti Legambiente Lombardia. Ma Francesco Bettoni, presidente di Brebemi, non si rassegna: "La partita non è chiusa".

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