BMW nel mirino: problemi con i crash test delle Mini

La casa bavarese nel mirino della autorità americane per problemi con i crash test della Mini

Dopo Volkswagen, tocca a BMW finire nel mirino delle autorità americane: la National Highway Traffic Safety Administration, l’autorità per la sicurezza stradale sta infatti indagando sulla Mini – azienda del gruppo bavarese – per i ritardi nel risolvere i problemi delle auto che non hanno superato i crash test. Nello specifico, l’attenzione della NHTSA si è concentrata su circa 30mila esemplari di Mini Cooper e Cooper S.

Non è la prima volta, peraltro, che BMW finisce nell’occhio del ciclone da quando è scoppiato il caso Volkswagen. Alcuni giorni fa, infatti, il media tedesco Auto Bild aveva avanzato l’ipotesi che anche la casa bavarese aveva operato per ‘truccare’ le emissioni del suv X3 xDrive 20d durante i test, facendole risultare di 11 volte inferiori al reale.

L’indiscrezione aveva fatto perdere a BMW il 10% in borsa, nonostante da Monaco si fossero affrettati a smentire tutto: “BMW non manipola i suoi veicoli: non fa distinzioni fra strada e test di laboratorio”. In seguito era arrivata la ‘retromarcia’ di Auto Bild, che aveva chiarito di non aver mai avuto sottomano i dati precisi sui test ‘incriminati’: in sostanza si era trattato di ipotesi senza prove concrete. Nel frattempo sono filtrate nuove  indiscrezioni che riguardano altri motori Bmw, Mercedes e Peugeot: finora, però senza conferme.

Certo è, invece, che lo scandalo Volkswagen sta ormai coinvolgendo pesantemente anche un’altra azienda del gruppo tedesco, ovvero Audi: sarebbero infatti complessivamente 2,1 milioni di auto nel mondo dotate del software incriminato (quello del motore 2.0 TDi catalogato come EA 189), di cui 1,4 milioni nella sola Europa occidentale (577.000 in Germania). I modelli coinvolti sono A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3, Q5, ovviamente ‘vecchi’, visto che dal settembre 2014 era scattato l’obbligo di omologazione Euro 6 per i nuovi modelli.

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