Auto elettriche: posti di lavoro a rischio

La transizione verso la mobilità elettrica non sarà indolore: a rischio la competitività industriale europea

Non è tutto rose e fiori. La crescente diffusione delle auto elettriche potrà sì contribuire ad abbattere le emissioni di gas serra legate alla circolazione di veicoli da trasporto, ma porta con sé anche diverse “controindicazioni”. Una di queste riguarda i livelli occupazionali del settore automotive. Infatti, secondo la CLEPA (acronimo di European Association of Automotive Suppliers, l’associazione continentale che riunisce i fornitori di componenti auto), sono a rischio ben 500 mila posti di lavoro.

Secondo un report realizzato da PwC Strategy& commissionato dalla stessa CLEPA, la transizione “forzata” verso la mobilità elettrica (frutto anche della messa al bando di auto a benzina o diesel da parte di diverse amministrazioni locali, come Milano e Roma) taglierebbe fuori dal mercato del lavoro circa l’85% della forza lavoro impiegata nel settore della componentistica per powertrain. Il loro lavoro diverrebbe improvvisamente obsoleto, lasciando a casa oltre mezzo milione di addetti. Di questi, meno della metà saranno riassorbiti da nuove opportunità di lavoro create nel settore della mobilità elettrica.

Lo studio di PwC Strategy& analizza tre differenti scenari: quello della transizione “dura” verso la mobilità full electric; uno scenario più “soft” e in linea con le richieste del pacchetto “Fit for 55” della Commissione Europea; uno scenario con approccio tecnologico “misto” nel quale le auto con motore endotermico rappresentano un fattore nel passaggio dagli attuali 95 g/km di CO2 medi a 20 g/km nel 2040. Mentre il primo rischia di far perdere oltre 350 mila posti di lavoro nel quinquennio 2030-2035, l’ultimo sarebbe quello maggiormente sostenibile, sia da un punto di vista occupazionale sia da un punto di vista commerciale ed ecologico.

Infatti, i fornitori che vedono messa a rischio la loro sopravvivenza sono gli stessi che lavorano alla progettazione e realizzazioni di componenti che stanno favorendo proprio la diffusione di veicoli elettrici. Nel caso in cui le moltissime micro, piccole e medie imprese innovative impegnate in questo sforzo dovessero chiudere, la stessa transizione verso la mobilità elettrica potrebbe subire uno stop inatteso. Per questo motivo, spiegano i vertici di CLEPA, sarebbe conveniente rivedere l’attuale approccio così da consentire una transizione più “soft” che consenta di salvare diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro.

A rischio, sottolinea l’associazione di fornitori di parti auto, non ci sono solo i posti di lavoro. Dal report PwC, infatti, emerge come la transizione ecologica forzata metta a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori, la convenienza della mobilità individuale e la stessa competitività internazionale dell’industria europea. Insomma, una lunga serie di fattori che andrebbero tenuti in maggior considerazione dalle autorità europee prima che la situazione diventi irreversibile.

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