Assenza microchip, la crisi dell’auto continua

Il mercato automobilistico è in affanno e, secondo il Dipartimento del Commercio USA, lo sarà ancora per molto

La crisi dei microchip, come ben sappiamo, ha coinvolto ormai un po’ tutti i settori di mercato, compresa l’industria automobilistica. Ciò che ne consegue sono produzioni di nuovi veicoli bloccate, o comunque rallentate, e di conseguenza grossi ritardi nelle consegne, rincari dei prezzi nel mercato dell’usato, come pure accordi di costruttori e big del settore produttivo finalizzati a sopperire (in parte) a tali mancanze.

Una crisi che durerà ancora a lungo secondo gli USA

A tal riguardo si è espresso di recente anche il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti d’America che, attraverso un rapporto, ha evidenziato quanto la carenza di microchip stia causando problemi enormi all’intera industria automobilistica. E a quanto emerso, la questione pare destinata a durare ancora a lungo, considerandone entità e impatto.

Alla base del problema c’è un concreto e tangibile sbilanciamento fra una domanda sempre più elevata e un’offerta che non riesce minimamente a soddisfarla. A titolo esemplificativo basti prendere in considerazione un sondaggio condotto dallo stesso Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti d’America che ha preso in esame 150 aziende della filiera di approvvigionamento. Le scorte in magazzino di microchip di queste ultime, nel giro di due anni, sono passate dai quaranta giorni del 2019 agli attuali cinque, per una domanda che continua a salire costantemente mese dopo mese.

Non siamo nemmeno vicini dall’essere fuori pericolo dal problema che riguarda la fornitura di semiconduttori” ha dichiarato in tale occasione la segretaria al Commercio USA Gina Raimondo. Per questo motivo, lo stesso Dipartimento ha comunicato di aver avviato un piano con l’industria per far fronte a tale situazione, piano che, nel caso in cui venisse definitivamente approvato, permetterebbe di eliminare i diversi ostacoli che attualmente impediscono alle aziende di aumentare i regimi di produzione nell’industria dei microchip.

Cosa fanno le aziende per far fronte al problema

Le Case automobilistiche e le aziende fornitrici che lavorano nel settore auto si stanno tuttavia rimboccando le maniche per cercare di fare il possibile per rispondere a una domanda sempre più difficile da soddisfare. Nelle scorse settimane, ad esempio, Stellantis ha annunciato di aver siglato un accordo con Foxconn, big dell’elettronica di consumo, una partnership pubblicizzata col nome Mobile Drive, che mira proprio a sopperire a tali mancanze: alla fornitura e allo sviluppo di componenti tecnologiche per le auto del gruppo.

“Con Foxconn, puntiamo a creare quattro famiglie di chip che copriranno più dell’80% delle nostre necessità di semiconduttori, contribuendo a modernizzare significativamente i nostri componenti, ridurre la complessità e semplificare la catena di approvvigionamento. Questo aumenterà anche la nostra capacità di innovare più velocemente e costruire prodotti e servizi a un ritmo rapido” ha dichiarato Carlos Tavares, CEO di Stellantis.

Una collaborazione che arriva in un momento cruciale in cui anche l’Unione Europea si sente chiamata a scendere in campo per fornire sussidi che possano supportare l’intero sistema automobilistico colpito dalla crisi dei microchip. In ogni caso, la strada è ancora lunga e in salita, e la grossa crisi del mercato auto che ne consegue, purtroppo, difficilmente si risolverà nel giro di pochi mesi.