Triumph Tiger Explorer XC: la granturismo on-off con stile. Foto

Una maxi enduro da viaggio controcorrente e con il motore tre cilindri. Costa 14.940 euro ed è sexy!

La Triumph Tiger Explorer XC si propone non certo come un’alternativa nel mondo delle maxi enduro, bensì come una moto con uno stile unico. Tre i colori offerti per il 2013: il sapphire blue, il phantom black ed il graphite. Il prezzo della Tiger Explorer in versione XC, quindi dotata di cerchi a raggi, è fissato in 14.940 euro franco concessionario, cifra che include l’ABS (di serie), due anni di garanzia ed un anno di assistenza stradale incluso. Se poi volete ancora di più, c’è la versione XC SE che si distingue anche per il paracoppa in alluminio, il paramotore, i paramani, i faretti aggiuntivi ed il parabrezza touring, tutto per un prezzo di 15.690 euro f.c.

Le linee sono tese e affilate e non si può non notare il becco rastremato, due occhi grandi un parabrezza ampio e regolabile, un imponente serbatoio da 20 litri ed un classico codone tanto comodo per il passeggero. In rilievo, i tre collettori che vanno a cadere dentro al puntale conferendo ancora più incisività alla visione di tre quarti.

La versione in prova è la XC e differisce dalla base per l’adozione dei cerchi a raggi (19 anteriore e 17 posteriore). Il tre cilindri da 1.215 cc ha coppia (121 Nm) a sufficienza per spingere questa maxi ai confini delle terre conosciute! Il pneumatico da 110 all’anteriore ed un profilato 150 a dare trazione, rappresentano la giusta via di mezzo tra on e off road. A garantire aderenza e stabilità c’è la forcella USD Kayaba da 46 mm che ha regolazione idraulica del precarico e freno in estensione.

L’impianto frenante è ben dimensionato con il doppio disco flottante da 305 mm con pinza a quattro pistoncini all’avantreno e dietro un disco da 282 mm e due pistoncini, ovviamente tutto sotto il controllo dell’ABS escludibile all’occorrenza.

Le linee caratteristiche non si perdono una volta saliti a bordo, siamo a quota 837 mm da terra con la sella in posizione bassa, di fronte a noi un cockpit avveniristico al cui interno viene racchiuso il grande contagiri analogico. Di fianco perfettamente sintetizzato un display LCD in grado di fungere da tachimetro digitale con tante altre utili indicazioni; per i più esigenti c’è anche l’indicatore per la manutenzione programmata.

Lo sguardo spazia lungo tutto il manubrio (che è regolabile attraverso la sua rotazione) e da subito apprezziamo la semplice regolazione delle leve, i tasti comando del display e sulla destra il pulsante del cruise control. La presa è larga ed è resa precisa dalle dimensioni “umane” delle manopole che possono essere, su richiesta, di tipo riscaldabile. La seduta è comoda e la posizione delle pedane è intuitiva, unico neo il probabile contatto con il tacco dello stivale sinistro ed il cavalletto centrale.

Avviamo il potente motore ed il tre cilindri canta con il caratteristico sound britannico. Il Ride by Wire è preciso e la frizione multidisco in bagno d’olio rende la trasmissione con finale a cardano docile e funzionale. La posizione di guida è estremamente personalizzabile nei diversi stili di guida, senza dover rinunciare al comfort ed alla prestazione.

C’è coppia a volontà già a partire dai 2.000 giri motore! Il contagiri arriva a quota 12.000 ma vi possiamo assicurare che una guida dinamica si può fare benissimo restando entro i primi 5.000. In città o nelle inversioni su strade di montagna il peso non la rende la più agile, ed è la ciclistica con un cannotto inclinato di 23,9° ed una avancorsa di 105,5 mm che ci rende le manovre più semplici. Negli spazi stretti non è difficile cavarsela grazie alla erogazione “educata” ed alla modulabilità del freno posteriore.

Viaggiare in maniera elastica è una delle doti che sicuramente l’inglese può vantare: variare la velocità tra i 50 e gli 80 km/h implica soltanto il cambio dalla terza alla sesta marcia restando ad un regime di rotazione non superiore ai 2.500 giri.

In autostrada alziamo il parabrezza fino alla posizione più alta (manovrabile solo a moto ferma) e la protezione è più che sufficiente per mantenere una cavalcatura confortevole per più tempo, e anche il serbatoio da 20 litri offre un buon riparo e garantisce una appropriata autonomia. Il cruise control permette durante le lunghe traversate autostradali di concentrarsi sulla bellezza del paesaggio e sulla gestione del navigatore (previsto tra gli optional).

I lunghi viaggi però non sono fatti solo di trasferte a velocità costante, il carattere della poliedrica “tuttofare” spicca anche tra le curve. La frenata è buona e l’ABS è ben calibrato. I cambi di direzione sono vivaci e permettono di apprezzare le doti di agilità che ci fanno intuire il perché della probabile vocazione anche nei confronti dello sterrato.

Emozionante è l’uscita dalla curva quando comprendiamo il perché della presenza del controllo di trazione, i 121 Nm danno una spinta progressiva che si esalta con l’allungo sopra i 5.000 giri, la potenza massima di 137 CV arriva a 9.000 giri quando noi avremmo già cambiato marcia da un pezzo. Se poi volete personalizzarla, non vi resta che puntare il dito sul ricchissimo catalogo di accessori.

(a cura di OmniMoto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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