Test ride Honda CB1000R Plus, cuore da cavallo di razza

Abbiamo provato la Honda CB1000R Plus. Ecco il resoconto del viaggio.

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Primo dilemma: che casco prendere? Se, per un weekend in moto con 5 amici nelle Langhe, ti ritrovi in box un Honda CB1000R Plus da testare per Virgilio Motori, la domanda ha un suo senso.

Tutto sommato siamo animaletti semplici: la sensazione di velocità la percepiamo dal rumore intorno alla testa. Mettersi un integrale silenzioso vorrebbe dire rischiare di andare più forte rispetto a quanto si tende a fare con un rumoroso Bandit aperto. La madamigella su cui viaggerò ha un motore 998cc da 145cv per 212kg: un rapporto da mettere preoccupazione, se si considera che sono un harleysta che ha accumulato una lunga esperienza in pista solo grazie alla Polistil.

Si parte (Bandit in testa ben allacciato) e la moto si dimostra subito amichevole. Il cruscotto minimal, elegante ed intuitivo, indica sempre quale delle tre mappature si sta utilizzando, con una rappresentazione molto chiara della relativa quota di potenza, freno motore e traction control. Cerco tra le mappature quella che Honda ha sviluppato per la sua divisione “macchine palaneve”, giusto per partire calmo e prendere confidenza con la cavalleria, ma presto mi accorgo che non serve. Anche nella configurazione Sport la moto è educata. L’elettronica si prende cura di tutto ed eroga i suoi cavalli in modo dolce fino ai 6000 giri. I 4 cilindri Honda sono così: esiste un sopra e un sotto. Il punto è che, da guidatore di bicilindrici, si sente la necessità di cambiare marcia intorno ai 4000, così si finisce a 90 km/h in sesta a dirsi “Hey, nonostante i 145cv gestisco la moto alla grande. Sono proprio un figo!”.

Niente di più sbagliato: sotto i 6000 giri ci si muove in un’area di confort anche per gente come me, ma è sopra che ci si inoltra in terre selvagge dove si scontrano le primordiali divinità della potenza e della velocità. Lì sopra la musica cambia, come il suono del motore che si fa sibilo rauco. Quando si apre il gas e si passa la fatidica linea dei 6000 giri l’accelerazione è violenta e sopra gli 8000 si sente una pressione tale su tutto il corpo da far mancare il fiato, come un salto a caduta libera. Per gente come me, motociclisti esperti in accelerazioni di birra e salsicce di budspenceriana memoria, sono sensazioni forti, che non sai se vuoi veramente. Lei è lì bella, educata e ti guarda in silenzio. Non farà nulla che tu non vorrai, ma sai che dipenderà solo da te decidere dove fermarsi. E’ l’offerta implicita di un gioco pericoloso.

Le Langhe sono una terra umida e collinare. È ancora un weekend estivo ma i verdi robusti dell’estate si sono smorzati, lasciando spazio alle più tenui sfumature marroni della terra. Qui si trovano i vigneti di Barolo e Barbaresco, principi tra i vini di Nebbiolo. Terre ricche, importanti per storia e valore. Sopra i vitigni crescono le pregiate coltivazioni di nocciolo e ancora più su i grandi e vecchi boschi.

Nelle Alte Langhe sulla SP 611, da Dogliani su verso Murazzano, poi verso Niella Belbo, Cravanzana fino ad Alba, si sale e scende senza mai incontrare strade brusche. Il giro offre panorami che meritano di essere vissuti con calma. Si viaggia per una terra quieta, solida e fertile dove si alternano chilometri e pause per un bicchiere di rosso corposo. Come questo CB1000R, fatto di tanto corpo e altrettanta sostanza. Una moto che si adatta perfettamente a queste strade e a questo modo di viaggiare: un cuore da cavallo di razza, pronto ad esplodere in un galoppo a perdifiato, con un cervello saggio e razionale capace di assistere ogni tipo di guida, accompagnando nel suo giro della domenica qualsiasi motociclista. Muscoli e cervello, motore ed elettronica. Un equilibrio che rende questo CB1000R un purosangue alla portata di tutti. Forse la seduta aggressiva non consente viaggi troppo lunghi a fondoschiena sensibili e la forcella anteriore in frenata è un pelo troppo morbida, ma più che difetti sono peculiarità a cui ci si abitua subito (tranne il mio culo, lui è un vecchio brontolone che ama viaggiare in prima, su divani prodotti nella factory di Milwaukee).

Andare per splendide colline di vigneti in un weekend di fine estate su un CB1000R è un lusso che ogni appassionato di moto dovrebbe concedersi. Anche solo per poter tornare a casa, chiudere il box e presentarsi il lunedì mattina ai propri affanni con la consapevolezza che ci sono ancora cose in cui vale la pena perdersi. Prosit.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ https://www.instagram.com/poweranchovy/

MOTORI Test ride Honda CB1000R Plus, cuore da cavallo di razza