Test-drive BMW R 1250 GS, la moto “definitiva”

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Diciamo la verità: c’è una categoria di biker che pensa che i custom siano le uniche moto a trasmettere le vere sensazioni di libertà e piacere di guida. Vuoi per le “good vibes” del bicilindrico a V o per la loro gloriosa storia ed eredità. Come integralisti, considerano le altre moto “impure”, incapaci di trasmettere le sensazioni nella loro essenza.

Il giudizio si fa duro scendendo nella “scala dell’eresia” fino a quelle moto che sono ritenute più che altro automobili a due ruote: tecnologicamente perfette ma neutre e senz’anima. In questa categoria, nella testa dei biker usciti dalle scuole coraniche delle aste e bilancieri, il primo posto è storicamente riservato al BMW GS. Beh, questo test-ride mi ha confermato che sono tutti preconcetti sbagliati e ora vi spiego perchè.

Innanzitutto parliamo di sensazioni: il bicilindrico boxer, per quanto tecnologicamente evoluto nei decenni fino a questo 1250cc a fasatura variabile, rimane quel vecchio bestione a cilindri contrapposti che BMW introdusse prima della seconda guerra mondiale. E’ stato un protagonista dell’epoca d’oro e non ha nulla di meno in termini di storia e fascino rispetto ai V o agli L. E poi è bicilindrico… parla la nostra lingua in termini di suono, erogazione e vibrazioni. Scordatevi i motori in linea 4 cilindri: questo motore ci parla e lo fa con un linguaggio vicino al nostro.

Il mio primo approccio al R 1250 GS nella versione Exclusive/Touring con borse laterali in alluminio è traumatico. I pensieri sono: mi devo coprire perché farà freddo là in cima? Con questi ingombri potrò circolare liberamente o serve comunicare all’ANAS il percorso? Certo, per salire se siete sotto il 1,80m di altezza si richiede una discreta elasticità al fine di lanciare la prima gamba oltre la sella con tecnica da ostacolista olimpico, ma una volta raggiunta la posizione di comando, prende forma sotto il guidatore l’enorme serbatoio che appare come una testa di drago, su cui si interpreta il ruolo di dominatore e ospite. A questo punto ci si rende conto che è sopra la fisicità del mezzo e le emozioni del suo motore che BMW ha innestato il meglio della tecnologia. Per amplificare e non per ovattare le sensazioni che arrivano da sotto, dal cuore del drago.

Nella versione “keyless” le chiavi restano in tasca, basta schiacciare lo start e all’accensione si attiva un display digitale a colori ricco di informazioni utili e immediate. Sopra i 5 km/h la maneggevolezza è stupefacente. In extra-urbano, funzioni utili sulle tratte di scorrimento come il cruise-control sono un’ottimo supporto alla guida.

La possibilità di intervenire in movimento su mappatura centralina e configurazione delle sospensioni (Dynamic ESA) offre soluzioni stimolanti nei passaggi tra diverse esigenze di guida. Grazie alla fasatura variabile, in modalità Dynamic il motore è reattivo e fluido fino ai 4000, sopra diventa rabbioso e, con un suono che diventa ruggito, inizia a sputare fuoco scaricando a terra tutti i 136 cavalli… e se qui non vi trasmette nulla, vuol dire che siete Marquez oppure che siete stati sedati a vostra insaputa. Anche frenare forte è semplice grazie al telelever che non fa affondare la forcella anteriore, dando enorme stabilità e una sensazione di sicurezza.

Ho potuto testare il GS 1250 sul misto stretto di montagna, sul misto più largo del lago, sulle strade interrurbane di pianura e nel traffico di città, che non è certo il suo terreno di caccia preferito. Eppure più lo guidi e più hai voglia di guidarlo. Non ti basta mai perchè le sensazioni da vera moto sono arricchite e completate dal meglio della tecnologia che l’eccellenza della casa dell’Elica è in grado di offrire. Solida, consistente, affidabile ma anche emozionante, potente e immediata. In una parola: completa. Difetti? Qualcosa, giusto per renderla più normale: cupolino rumoroso, un cambio utilizzabile senza frizione che sembra un po’ a bagno di miele-e-graniglia, oltre alla manetta del gas leggermente pigra.

L’amore per i carburatori e i mezzi prodotti a Milwaukee negli anni 80-90 non impedisce di inchinarsi davanti alla regina del mercato motociclistico degli ultimi anni e alla naturalezza con cui in un attimo sa rapire la pancia e il cervello di chi la guida, lasciandolo sazio di emozioni.

Mai come in questo caso le parole di Guido Angeli da Aiazzone vengono in soccorso: ”Provare per credere!”

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