Super Motor Company PIN: super low cost ma con stile. Foto

Arriva dalla Cina ed è l'erede del mitico Honda Cub. Costa solo 1.395 euro

A qualcuno il nome Cub non dirà niente, ma per oltre 60 milioni di persone è stato il mezzo di trasporto principale per una vita intera. Sì perché il motoscooter giapponese è stato il veicolo più venduto di tutti i tempi sui mercati dell’est e sud-est asiatico, prima di andare definitivamente in pensione nel 2009. O almeno ciò è quanto si pensava, fino a che è spuntato il Pin della olandese Super Motor Company, distribuito in Italia dalla Officine Mermaid di Milano e costruito in Cina su licenza Honda.

Esteticamente il Pin si presenta come una via di mezzo tra uno scooter e un motorino anni 70-80, con la presenza di un piccolo scudo che ripara le gambe abbinata ad una struttura esile e leggera e ad a un cambio manuale a 4 marce, dotato di frizione automatica e quindi privo della relativa leva.

La linea è anacronistica, ma proprio per questo finisce per risultare simpatica, e nel centro di Milano rischia anche di diventare di moda. Il motore è un monocilindrico 4 tempi raffreddato ad aria, capace di erogare quasi 7 cavalli e di percorrere fino a 40 Km con un litro, con un peso di soli 83 kg. L’avviamento è sia elettrico che con Kick starter e i pneumatici sono da 17 pollici.

I colori proposti sono cinque: bianco, nero, rosso-bianco, oro-bianco e blu-bianco, ma il motorino è facilmente personalizzabile con pellicole adesive capaci di alterare sensibilmente il look, e accessori come sella lunga, sella monoposto abbinata a portapacchi e baule porta tutto, marmitta sportiva e quant’altro. Il prezzo di lancio è aggressivo e interessante anche in relazione al periodo di crisi economica in cui viviamo, si parte infatti da 1.395 euro franco concessionario.

Il primo approccio con il Pin non è dei migliori, ma si finisce in fretta per essere conquistati. La difficoltà iniziale viene tutta dal cambio manuale con frizione automatica; la prima è posizionata in giù, così come le marce successive, mentre per scalare bisogna tirare la leva verso l’alto o, meglio, spingere sul bilanciere con il tacco.

La folle si trova tra la prima e la quarta. Bastano 10 minuti per prendere confidenza con il Pin, piano piano si memorizzano i movimenti che inizialmente risultavano innaturali sia per chi viene dagli scooter automatici che per chi guida abitualmente una moto. Le marce si innestano in modo molto dolce rilasciando il gas durante le cambiate, mentre il tutto diventa più brusco tenendo giù l’acceleratore. In questo modo però si ottiene anche uno spunto superiore alle aspettative e si riesce a dominare il traffico con un mezzo che, comunque, sfiora i 100 Km/h.

L’agilità è ciclistica e le ruote alte garantiscono sicurezza sui fondi più dissestati, e buona stabilità, specie, in relazione alle prestazioni. La frenata è giocoforza poco incisiva, visti i due freni a tamburo, ma nel complesso il mezzo si comporta bene, e risulta anche divertente nel traffico cittadino, grazie alla maneggevolezza, agli ingombri limitati e al buono spunto. Non a caso, il claim inventato per il Pin è: “la tua password per la città”.

(a cura di OmniMoto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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