Storie di musica e di motociclette: il chiodo

Per la rubrica Scarichi Aperti, Carlo Portioli ci parla di musica e moto

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom

Qualche giorno fa gli amici di Motorlife mi fanno la seguente proposta: ti andrebbe di scrivere qualcosa su musica e motociclette?

Il primo pensiero è stato: “che culo!”. Si, perchè trovare qualcuno disposto a pubblicare articoli sui tuoi due grandi amori è una fortuna speciale. Musica e motociclette sono per me oggi quel ristoro che era l’acqua della fontanella da piccolo finite le partite a pallone estive. Di più, sono la terapia per curare ferite e delusioni quotidiane, sono il rifugio dove sentirmi a casa. Il rifugio di “Gimme Shelter” di quei vecchi lupi degli Stones.
Inoltre la musica, come le moto, sono una roba dannatamente seria. Nel mio mondo non c’è posto per chi le prende sotto gamba: sono cose da maneggiare con cura, sono gioia alla nitro-glicerina.

Per prepararmi a scrivere il primo articolo e date le premesse, mi sono auto-imposto un codice deontologico che potrei riassumere in: se mai mi troverò a scrivere che Born To Be Wild è una canzone biker o altre cazzate simili, mi imporrò di ringraziare i ragazzi di Motorlife per l’opportunità concessa e di paracadutarmi in Siria tra la braccia dell’ISIS armato di una cassa di lambrusco e una cintura esplosiva di salsiccette, in modo da essere certo di non scrivere mai più neanche una riga. Perchè è un argomento troppo serio e perchè il tempo di chi legge va meritato. Pensavo a questo cercando di capire da dove iniziare per immergermi in questo mare dove due maestosi oceani si incontrano, quando mi è passata davanti una ragazzetta tutto pepe con addosso un chiodo. Pochi minuti dopo vedo un tizio molto trendy, pantalone con risvoltino, anche lui con addosso un chiodo… e poi un terzo, un tipo capello brizzolato, occhiale da architetto e un bel chiodo costoso.

Bene, allora per il primo articolo su moto e musica partirò da… un giubbotto.

Il chiodo ha attraversato la storia sia della musica che delle motociclette fin dagli anni ’50. Cattivo, ribelle, aggressivo, anticonformista con stile, compare nelle immagini più iconiche sia della storia del rock che della storia biker, come il plettro del destino nel film “Tenacious D”di Jack Black.

Il chiodo diventa icona del mondo biker per la prima volta con Marlon Brando che ne Il Selvaggio cavalca la sua Triumph indossando il mitico Schott Perfecto. I ragazzi dell’Ace Cafè sfoggiano fieri i loro chiodi neri Lightning mentre si sfidano in corse folli sotto la tangenziale di Londra a bordo delle loro cafè racer. Poi ripenso alle immagini che da ragazzo cercavo avidamente sulle riviste musicali: Elvis con chiodo e cappellino di pelle a bordo della sua Hydra Glide e poi i Ramones appoggiati al muro del CBGB con jeans, maglietta bianca e chiodo. Sid Vicious e la sua bocca sghemba a prendere per il culo il mondo sopra un chiodo bellissimo oppure le foto di Lemmy a torso nudo e chiodo. E dopo il punk arriva il metal per cui il chiodo è giacca d’ordinanza: i giovanissimi Iron Maiden con i pugni chiusi nelle tasche e i Metallica a 20 anni, 4 ragazzini brufolosi e incazzati con il loro chiodo, pronti a fulminare i glamster a colpi di riff assassini fino a diventare the Four Horsemen.

Musica, motociclette e ribellione: il chiodo era più di un giubbotto, il chiodo era il nostro modo di dire “vaffanculo al mondo”, il nostro FTW. E lo portavamo con orgoglio, perchè diceva chi eravamo e cosa pensavamo del mondo degli adulti: “I don’t wanna grow up”!

Me lo ricordo come fosse oggi il mio chiodo comprato in un negozio punk/new wave di Porta Ticinese a Milano, la nostra piccola Camden Town. Finito per consunzione, dopo mille battaglie in concerti e giri in moto tra gli anni ’80 e ’90. Ceduto, ormai distrutto, per 4 birre medie a un amico che lo risistemò al meglio e riuscì a farlo andare avanti ancora un po’. Erano tempi in cui le birre erano la nostra unica moneta in corso di validità. E poi c’erano le personalizzazioni, le toppe, i rivetti e le borchie, le spillette e i nomi delle band scritte in bianco sulla schiena. Il chiodo è stato il re dei giubbotti biker e rocker mentre oggi…

Si è portato dietro qualcosa di quel orgoglioso NO che era la ragione per cui si è scelto di portarlo per decenni? Non ho resistito e l’altra notte ho chiesto a un ragazzo sui 25 anni con il chiodo come mai avesse deciso di comprarlo. La risposta è stata: “Non so… Volevo un giubbotto alla moda e mi hanno consigliato questo..”.

Inutile illudersi: il chiodo è solo tornato di moda, contenitore senza contenuto per un mondo di innocui e obbedienti carini. Un capo d’abbigliamento come un altro da buttare addosso ai fashion victims che al massimo si ricordano di averlo visto nel video Faith di George Michael… Non è più tempo di ribellione giovanile, di chi indossa il chiodo per dichiarare la propria diversità. Non così almeno, perché sotto la cenere le braci covano sempre e il fuoco in un attimo divampa. Improvviso, violento e pronto a portare cambiamenti inaspettati nella musica, nello stile motociclistico come nella vita. Basta cercare il fuoco del cambiamento nei nuovi e coraggiosi stili senza rimanere attaccati ai simboli vuoti di un mondo che non c’è più. Prendetevi pure il nostro giubbotto, ma senza il suo significato non vi state prendendo niente. Il chiodo è morto: evviva il chiodo!

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