Ognuno ha il suo modo di andare in moto, il nostro e’ quello giusto

Noi lo sappiamo bene, anzi lo sappiamo meglio di tutti: andare in giro con le nostre moto, con le persone a cui teniamo di più’ non ha paragoni.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom

motoNoi lo sappiamo bene, anzi lo sappiamo meglio di tutti: andare in giro con le nostre moto, con le persone a cui teniamo di più’ non ha paragoni.

E’ vero, facciamo le stesse strade di quelli in macchina, di quelli con gli scooter e di quelli con le moto da sparo, ma non e’ la stessa cosa. I primi sono solo dei rancorosi tumulati dentro guscetti a 4 ruote. Sono l’evoluzione delle carrozze, sono eredita’ del 900 futurista, sono mezzi meccanici figli di un’altra era che ormai fanno zang-tum-tum solo in fila sulle tangenziali. I secondi sono gli stessi automobilisti che escono dal guscetto per salire sui piu’ efficienti mezzi di mobilita’ a due ruote. Utilizzatori inconsapevoli che trovi il venerdi sulla Milano-Genova a 120 km/h con caschetto da motoaperitivista, maglietta, bermuda e fidanzata a seguito con le infradito.

A 120… In infradito… Che dio glie la mandi sempre buona. I terzi sono motociclisti troppo occupati ad abbattere qualsiasi record sul giro e a scoprire il punto di corda di ogni curva per trovare il tempo di apprezzare il mondo.

Noi invece siamo fortunati: noi abbiamo delle moto bellissime e piene di difetti.
La mia per esempio ha la manovrabilita’ del traghetto Genova-Olbia ed ha degli strumenti atti a rallentarne la velocita’, che qualche coraggioso si ostina a chiamare freni. Questo costringe me e chi prende le cose come me ad andare con calma, guardandosi intorno, scoprendo quel mondo che scorre ai bordi e che e’ pieno di piccole/grandi scoperte che ci riempiono di gioia e che sono poi le ragioni che alimentano la voglia di aprire il box, prendere la moto e andare. Andare a guardarsi intorno. Andare in mezzo al mondo per starci, per sporcarsi, per esserne parte.

Poco tempo fa con gli amici di una vita, autoproclamati #proudlyeuro0, siamo andati nel pavese a fare un giro sugli argini del Po. Non sono strade per scooteristi o per andare forte, sono solo strade per chi ha voglia di guardarsi intorno. Gli aironi alzano la testa incuriositi mentre passi sui terrapieni. Le curve a 90 gradi si susseguono a brevissima distanza dopo lunghissimi rettilinei. Sono strade strette ormai abbandonate dalle auto che preferiscono le piu’ veloci statali. Sono strade vuote che offrono una visuale speciale sulla pianura e i suoi campi, i suoi boschi di pioppi e betulle, i suoi campanili in lontananza. Non c’e’ niente e quel niente ti riempie di serenita’. Anzi no, una cosa c’e’: il rabattone.

Il rabattone e’ quel sole d’estate che nelle ore piu’ calde scende a picco e rimbalzando sui muri cerca di estinguere qualsiasi forma di vita. Quando arriva il rabattone tutti gli esseri viventi si rintanano in un posto fresco e aspettano, lasciando il campo alle eroiche cicale, che continuano imperterrite a frinire… e poi qualcuno ha il coraggio di accusarle di scarso impegno!
Insieme agli amici in moto a 60km/h e tutto il tempo di guardarsi intorno sugli argini del grande fiume. La pianura che ti circonda, la pianura che sai che ti sopravvivera’ e questo non ti spaventa anzi, ti fa stare bene.

Il rabattone che cerca di scogliere l’interno del tuo casco fino a renderlo un tutt’uno con il tuo cuoio capelluto. Il suono del motore, un grande bicilindrico che trasmette una vibrazione che grida “vita”. Voi andate pure forte per arrivare prima, che io mi accontento di andare cosi’. In Pace col mondo.

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