Motori raffreddati a liquido: anche l’Harley abbandona la tradizione

Dopo Ducati e BMW anche la casa di Milwaukee ha annunciato un inversione di tendenza, rinunciando al "classico" per il nuovo. Ma non è una scelta presa a cuor leggero, ecco i motivi

Il mercato motociclistico è stato dominato per moltissimi anni dai motori raffreddati ad aria. Nella strada del progresso tecnologico non viè però spazio per il sentimentalismo, e dopo l’abbandono di questa tecnologia “classica” da parte di BMW e Ducati è arrivata l’ora anche per il mito americano: squillo di trombe, parliamo dell’Harley Davidson che nella gamma 2014 ha sfoderato alcuni classici con raffreddamento a liquido.

Dopo un minuto di silezio per il pensionamento del “motore dalle alette su teste e cilindri”, concentriamoci sulla novità tecnica che ha interessato famiglia Touring: Electra Glide Ultra Limited, il trike Tri Glide Ultra Classic e la CVO Ultra Limited.

Il “lettore esperto” obietterà con l’affermazione “di Harley a liquido ne circolano già da anni”, ma questa è una vera e propria rivoluzione che interessa solo due modelli di alta gamma mentre la tutti gli altri continueranno ad avere motorizzazioni ad aria, e questo è un chiaro segno che Harley vuole mantenere ben fisso il contatto con il passato e il presente e iniziare ad abituare il proprio cliente alla “scomoda presenza” dei radiatori.

Le motvazioni sono da ricercare in primis nelle rigide norme antinquinamente che verranno introdotte nei prossimi anni e cui già siamo abituati a rapportarci oggi: nello scenario futuro le restrizioni giocheranno un tassello chiave e lo spazio per i motori ad aria sarà sempre di meno. E la parola chiave è maggiore sofisticazione della  termofluidodinamica delle termiche, fattore che implica (ed impone) la presenza del raffreddamento a liquido per essere conseguita.

E’ lo stesso presidente e amministratore delegato di H-D Matt Levatich a spiegare nella conferenza stampa di lancio della gamma 2014 che ”nel nostro progetto Rushmore, abbiamo parlato con tantissimi clienti e una delle richieste più ricorrenti che ci sono state poste era di trovare il modo di ridurre la trasmissione di calore al pilota. Abbiamo studiato il problema e questa è la soluzione che abbiamo giudicato la migliore”.

Un strada percorsa già da BMW e Ducati, ma che nella storia moderna trova altri casi più velati come Triumph (l’estensione del radiatore dell’olio installato su Bonneville e derivati testimonia che il lubrificante non è lì solo ad evitare che il motore grippi) e Moto Guzzi (il raffreddamento è già in partenza dichiarato ad aria e olio con il radiatore raffreddato da un’elettroventola).

(a cura di OmniMoto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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