Essere motociclisti ai tempi del coronavirus

Carlo Portioli, esperto di cultura e moto custom, ci racconta come sta vivendo un motociclista questo momento difficile.

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Quando li sento aprire la porta mi avvicino allo spioncino. Li vedo salutare e uscire di casa vestiti di tutto punto, chi con la tuta da pista e chi con giubbotto e pantaloni di pelle, tutti con i caschi già ben allacciati in testa. Alle loro spalle le porte vengono richiuse da donne che scuotono la testa sconsolate. Li sento scendere per le scale, giù fino in fondo. Poi li sento aprire il box dove tengono la moto e… li sento piangere come matti, trafitti da un dolore straziante. E stanno lì per un po’, a guardare la moto ferma e a ululare come coyote alla luna.

Poi li sento tornare sul pianerottolo e li vedo richiudere mestamente la porta alle loro spalle, accolti da crocerossine che sanno quanto sia duro questo periodo per un motociclista. E visto che il vostro dolore è il mio dolore, voglio provare ad andare oltre e immaginare le cose che farò una volta scontati questi imprevisti e immeritati arresti domiciliari. Ecco la mia (parziale) lista personale, maturata in queste settimane di riflessione:

  • Quando finirà tutto questo mi vestirò, aprirò la porta, saluterò educatamente con un bel “ciao, io esco” e mi ripresenterò due mesi dopo
  • Quando finirà tutto questo aprirò il box, salterò sulla moto e andrò di corsa al nostro punto di ritrovo. E mi verrà uno stupido sorriso in faccia, che non voglio togliermi più
  • Quando finirà tutto questo combatterò la pigrizia e userò la moto molto più spesso. Giri, giretti, brevi spostamenti, tour dell’isolato. Non importa quanto lungo sia il tragitto: ogni momento passato in moto sarà un momento sicuramente rubato a qualcosa di peggio
  • Quando finirà tutto questo correrò al lavoro felice di andarci. Non serve aggiungere altro per spiegare la gravità della situazione racchiusa in questa frase
  • Quando finirà tutto questo aspetterò il momento di maggior traffico e, proprio in quel momento, uscirò per godermelo. Spostandomi per cercare la fila più lenta
  • Quando finirà tutto questo mi prenderò più cura di tutto. Delle moto, perchè vanno trattate bene e delle persone, senza cui le moto non servono a niente
  • Quando finirà tutto questo diventerò un abbracciatore compulsivo. La gente scapperà terrorizzata e cambierà lato della strada quando mi incontrerà
  • Quando finirà tutto questo farò staccare la cucina dal muro e la farò portare via dall’AMSA. Vivrò del cibo delle peggiori bettole e il mio runner di Deliveroo sarà così in forma da vincere Giro e Tour nello stesso anno
  • Quando finirà tutto questo tornerò a quel presidio di civiltà e tolleranza che era il bancone del mio birrificio di quartiere. Mi legherò a lui come i marinai durante la tempesta e festeggerò, di una festa lunga, spensierata e calorosa.

Quando finirà tutto questo, piangeremo insieme i nostri morti. Amici, parenti, conoscenti, persone care, spesso persone fragili. Perchè non contano nulla le nostre stupide rinunce, contano solo quelli che non ce l’avranno fatta.

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