Live Wire 1981-2019: dai cattivi maestri alla moto elettrica

Carlo Portioli è un esperto di moto e cultura custom

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

C’è un filo che unisce il 1981 al 2019, un filo elettrico ad alta tensione che unisce due poli mai stati così distanti. 1981: esce “Live Wire”, il primo esplosivo singolo dei Motley Crue. 2019: esce il primo modello elettrico Harley Davidson, che porta lo stesso nome, appunto: Live Wire.

Su Netflix il mese scorso è uscito “The Dirt”, film-biografia dei Motley Crue dove si vede, oltre ad una dose massiccia di sesso, droga e rocknroll, il video del 1987 “Girls, Girls, Girls”, con i quattro Motley che scorazzano, capelli al vento, sul Sunset Boulevard a bordo dei loro Softail Evo 1340.

Partiamo da qui: quelli della mia generazione che amano le Harley vedevano in quelle immagini il senso chiaro e potente di ciò che desideravano: libertà, avventura, corsa, pericolo, sesso. In poche parole: un violento desiderio di sentirsi vivi. Guardavamo quelle immagini e sentivamo un fuoco, una voce che ci diceva che era sulle strade sbagliate, con le compagnie sbagliate, facendo cose sbagliate che ci saremmo sentiti vivi.

I Motley Crue incarnavano tutto questo: erano gli anni ’80. Da una parte i ciuffi di Bryan Ferry e dall’altra quelli brutti, sporchi e cattivi ma terribilmente più fighi e più vivi. Il film su Netflix racconta perfettamente quanto fosse pericoloso e affascinante vivere in quel modo. Erano cattivi modelli per i giovani. Erano i cavalieri del peccato e quei 1340 erano i cavalli su cui correvano lungo il Sunset Boulevard di Los Angeles, invincibili. Eravamo giovani, stupidi e con la testa piena di sciocchezze. Ma grazie a Dio abbiamo avuto la possibilità di seguire l’insegnamento di cattivi maestri.

“Live Wire” dei Motley Crue è stata per molti di noi la colonna sonora di mille avventure ed esperienze vissute in un periodo in cui i 1340 erano ancora i cavalli scelti dai peggiori maestri di vita. Oggi Live Wire è solo una Harley Davidson elettrica, mentre intorno a lei sono scomparsi quei cattivi maestri che sono stati i veri, grandi ambasciatori del fascino del suo marchio.

Ve lo vedreste oggi, nel 2019, Nikki Sixx senza casco, strafatto con una bottiglia di Jack Daniel’s in mano saltare su una HD Live Wire? Lo immaginate mentre la attacca alla presa del muro per ricaricarla come fosse un cellulare? E una volta carica, ve lo vedreste ZZZZZZzzzz… sfrecciare a perdifiato sul Sunset Boulevard? Rimarreste affascinati? Trasmetterebbe ancora quella scossa?

Oggi dalle selle delle Harley sono scesi i cattivi maestri, i giovani sacerdoti rocknroll di una vita intensa e pericolosa, sostituiti da abbienti e palestrati sacerdoti del benessere e del wellness. Su quelle Harley si combatteva il sistema, su queste solo il colesterolo. Forse la perdita di fascino delle nuove Harley è tutta qui, prima ancora della scelta di sviluppare il propulsore elettrico.

1981-2019: 38 anni sono tanti ed è giusto che siano cambiate tantissime cose, ma ormai quel filo dell’alta tensione è passato da essere il titolo di una canzone che era un brivido e una frustata, ad essere il nome di una moto che l’unica scossa che può dare è infilando le dita nel posto sbagliato.

Restituite alle persone il pericolo, i modelli di vita sbagliati e ritroverete il feeling con chi vi ama. Perché come cantava Lemmy, che la sapeva lunga: “You know I’m born to lose, and gambling’s for fools But that’s the way I like it baby I don’t wanna live for ever”

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