Le auto? Troppo perfette: io amo i custom

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Confesso di avere qualche problema con le automobili, forse perché non mi piacciono.  Ci mancherebbe… non sono un purista della moto, anzi uso fin troppo la macchina.  Alcune automobili le trovo anche belle, ma credo ci sia un problema di incompatibilità di fondo tra le scelte tecnico-estetiche delle principali case automobilistiche e i gusti di chi ama i custom. Vi spiego il mio punto di vista. Oggi le automobili tendono ad essere esteticamente e funzionalmente razionali.  Un’auto oggi definibile come “una bella macchina” è un elegante strumento di trasporto ad alto tasso di tecnologia, con un motore ottimizzato in termini di consumi/prestazioni, con linee pulite fuori e la massima attenzione al comfort interno.

Poi penso ai miei canoni estetici, a cosa mi fa muovere le viscere ed emozionare.  Adoro degli enormi, pacchiani bidoni che fanno dei freni a disco e della batteria le punte di diamante rispettivamente della tecnologia e dell’elettronica a bordo, con motori sviluppati quando prestazioni e consumi erano l’ultimo dei pensieri, con linee vecchie di quasi 60 anni (chi ha uno Sporty guardi quanto sorprendentemente poco sia cambiato dal primo modello del ’57) e con un comfort paragonabile a un pisolino su un letto di chiodi.
Riportando il confronto ad altri ambiti, è come paragonare l’esibizione del corpo di ballo della Scala con il pogo al concerto degli Slayer, come la Nazionale di ginnastica artistica con quella di rugby. Come i notturni di Chopin con Never Mind the Bollocks. Come Van Basten con Gattuso. Come un negozio Apple con un vecchio pub di Londra.

Da una parte c’è chi si muove alla ricerca della grazia e dell’armonia, dall’altra chi grufola nel circo freak dei reietti. Nelle auto l’evoluzione si muove verso la ricerca dell’efficacia funzionale e di un’estetica che converge da anni verso soluzioni lineari di un’eleganza asettica, nel mondo del custom guidano parametri come l’esagerazione, i difetti ostentati come pregi, l’unicità. Sono due modi quasi inconciliabili di immaginare i mezzi meccanici. Sono divisi dalla stessa distanza che divide pensiero ed emozioni.

Ci sono macchine emozionanti e piene di personalità? Certo, dalle sportive italiane e tedesche, alle muscle car e ai pickup americani, passando da tante auto d’epoca, ma nessuna rientra negli standard tecnico-estetici del mercato automobilistico di oggi. Qual’è il corrispettivo tra le auto nuove di un bagger di Fred Kodlin oppure restando sui modelli di serie, del Road Glide Ultra 2016 con il motore 110”? Nessuno. O meglio, nessuna delle auto di serie.

Le auto sono mezzi normali con alcune costosissime eccezioni, i custom sono moto speciali: tmokkautte, a prescindere dal prezzo. Non mi sembra una differenza da poco.  Poi è vero: ognuno di noi fa convivere pensieri ed emozioni, ma per quanto ci si possa sforzare si finisce a guidare l’auto con la faccia in giu’ da basset-hound e la moto con il sorriso stampato che aveva il pubblico al concerti di Bob Marley.

P.S. Ci tengo a dire che non sono io l’attaccabrighe. Ha cominciato per prima quella casa automobilistica con il suo spot in cui il tizio con la barbetta parcheggia a 1cm da una fila di HD e scendendo, con aria sbarazzina, dà del Babbo Natale al biker davanti a due donzelle in visibilio per il coraggio.

Non penso di essere l’unico ad aver pensato che abbiano fatto molto bene a tagliare le scene successive dello spot, anche per risparmiare al pubblico la parte più cruenta. Se qualcuno dovesse entrare in possesso delle scene tagliate, fatemi sapere che arrivo con birre e pop-corn…

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