Harley-Davidson Road Glide Ultra 2016, la prova su strada

Carlo Portioli sottopone al test di Virgilio Motori la nuova Harledy-Davidson Road Glide Ultra 2016

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Tutto gira intorno al Block Party per l’inaugurazione del nuovo, bellissimo concessionario Harley-Davidson milanese Gate 32, di cui presto parleremo. Strada chiusa, birra Blue Moon, griglia in modalità always-on e ovviamente test drive. Ottima occasione per bersi alcune birrette e fare quattro chiacchiere. Sono lì che cincischio e sorseggio quando, grazie all’amica Frensis e nella migliore tradizione dei raccomandati ai concorsi pubblici, capita l’occasione di infilarsi in un giro in partenza e provare il Road Glide Ultra 2016, così in meno di in minuto passo dai “ciao, ciao, ciao” sorseggianti a un mezzo acceso sotto il culo. Enorme, mastodontico. Come trovarsi in groppa a Re Nero, il cavallo di Raul.

Non sono un amante delle touring ma questa mi piace perché ha il muso con i due fari che aveva il vecchio Tour Glide evolution, che non è mai stato importato in Italia se non nella versione CVO e che invece era secondo me una delle più belle e cattive touring mai prodotte. In fondo questa è la sua nipotina e mantiene quello stile 70s che la rende affascinante. Accendo e mi dicono prima di partire: aspetta che finisca il check. Rimango zitto e fermo davanti all’ignoto… reazione in stile insetto-stecco davanti al pericolo. Capisco che è finito perché davanti a me si è accesa una tv al plasma di medie dimensioni sulla funzione “radio” sintonizzata su Virgin Radio.

Si parte, Re Nero si mette in moto con tutti i suoi 420kg a secco e il suo motore 103 o più semplicemente 1700cc per noi europei. Il motore lo conosco già, è un bestione che, per quanto incatenato alle strozzature delle normative Euro 3, è muscoloso e ne ha sempre. È come fare un rodeo sulle spalle di un culturista abbronzato e unto: si apre il cancello e olè, inizia la danza!

I primi km sono abbastanza dritti, sento il motore e me lo godo, nel frattempo cerco di alzare il volume della radio. Impossibile se prima non hai fatto un corso per gestire la pulsantiera dei comandi: sembra la plancia dell’Enterprise e io non ho le competenze del tenente Sulu. Arriva la prima rotondina e mi preparo, aspettandomi di dover far fatica a curvare il moto-traghetto e invece.. È morbida, precisa e docile. La piega da fare è stretta e a bassa velocità, penso di metterla lì e lei lì va subito, senza fare niente in più o in meno di come mi ero immaginato di fare quella curva.

La ciclistica del Road Glide Ultra 2016 è sorprendente, sembra essere stata costruita per portare nel mondo reale le curve come ognuno immagina di farle. È un piacere farci le rotonde tanto è docile, morbida e precisa. Me le godo con il sorrisino ebete… Poi si entra in tangenziale e lì a 110km sento quella stabilità data dalle dimensioni, perché come si dice: size matters. La somma del culturista nel motore, delle dimensioni e della copertura data dal muso danno sulle strade extra-urbane la sensazione di grande presenza. Riprovo ad alzare la radio per sentire come si sente a velocità superiori e poi perché Virgin sta passando un gran pezzo dei Pearl Jam… Ma ci rinuncio. Meglio guardare la strada che i comandi.

Quando arriva il momento di una frenata leggermente brusca ritrovo la sensazione famigliare di avere più che dei veri freni, degli “strumenti atti a ridurre la velocità”. Frenare frena, per carità, e volendo si ferma pure, ma questa sensazione di frenata lunga rimane. D’altronde il “feeling” Harley è dato dalla somma di tutte le sue specificità, che siano pregi o difetti. Inchiodare è la tua massima ambizione? Compra chi monta Brembo serie oro e lascia stare le Harley. Il giro sta per finire, ho preso confidenza velocemente con la moto, indice di una semplicità strutturale del mezzo.

Arrivo, la manovra per posizionarla in retro al marciapiede è un po’ faticosa, d’altronde va ricordato che pesa 2,5 Ducati Scrambler. Mi dispiace un po’ lasciarla, poi come dopo un sorso di vino buono, arriva il gusto completo dell’esperienza con tutte le sue sfumature. Mi rimane la sensazione che quando la guidi tu ci sei e la moto c’è, solida e concreta da tutti i punti di vista. Be Real aveva scritto Iron Mike Tyson sulla maglietta prima degli incontri. Ecco, questa è una moto molto “reale”. Chi la compra sa di portarsi a casa un pacchetto di sensazioni molto solide.
Un’altra considerazione: l’apparenza inganna. Sembra un giocatore di rugby, ma si muove come una ballerina classica.

Il prezzo? Non lo so e non mi interessa (dai 28.000 ai 29.700 euro, ndr): se li avete fareste bene a metterli qui piuttosto che in altri stupidi arnesi, magari a 4 ruote. E visto che ogni test-drive che si rispetti elenca anche i punti di debolezza… Per favore mettete nel centro del cruscotto un enorme pomellone con scritto “Volume Radio”. Aiuterebbe a guardare di più la strada invece di cercarlo tra un milione di micro-comandi.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ https://www.instagram.com/poweranchovy/

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