Elefantentreffen: il raduno invernale degli Elefanti

L'Elefantentreffen è un evento che si rinnova da più di cinquant'anni

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

 

Chi sono oggi gli esploratori? 100 anni fa il mondo era in piena epoca d’oro delle esplorazioni, quando le Nazioni investivano nell’organizzazione di spedizioni per arrivare prime in punti remoti della Terra a piantare la propria bandierina, mandando all’assalto e a volte allo sbaraglio giovani romantici che partivano per fama, per spirito patriottico o  d’avventura.

Oggi la Terra è finita e lo Spazio non è per tutti, quindi non esistono più posti da esplorare. Quei territori che una volta erano ricchi di popolazioni pericolose ed esotiche oggi vedono i loro maggiori pericoli nei panciuti clienti di resort, con ombrellini da cocktail e braccialetti All Inclusive che hanno sostituito lance e scudi.

Eppure ci sono ancora tanti modi per essere esploratori andando alla ricerca di se stessi e dei propri limiti, scegliendo di fare qualcosa che per noi è un’impresa, per metterci alla prova. L’Elefantentreffen é sicuramente uno dei modi che i motociclisti usano per testare se stessi e la propria resistenza.

L’Elefantentreffen, o Raduno degli Elefanti, nasce nel 1956 (60 anni quest’anno!) come raduno di Zundapp della II Guerra Mondiale. Si organizza tra le fredde valli che stanno tra Austria, Germania e Repubblica Ceca l’ultimo weekend di gennaio… quelli che per i lombardi sono i Giorni della Merla e che basta cambiare una lettera alla Merla per dare la miglior definizione possibile all’idea di andare in moto in quelle zone in quei giorni. Gelo e neve sono i compagni di viaggio. Di più… il gelo sta seduto sul sellino posteriore e sussurra di mollare, la neve sta sotto le ruote e si diverte a fare gli scherzi, quelli che non fanno ridere. Ma questo è il prezzo da pagare se vuoi sedere tra agli Elefanti.

Ogni anno 3000/4000 persone, tra cui tanti italiani danno vita a questo raduno unico, in cui non si fa altro che allestire un enorme accampamento di tende, baracche e fuochi intorno a cui condividere bevute e storie di moto che arrivano da tante strade diverse e lontane. Non ci sono eventi e attrazioni per convincere ad andarci: la gente e i fuochi della “buca” che sembrano accesi per tenere lontani i lupi sono l’evento. Spirito biker nella sua essenza. Che moto partecipano? Tanti enduroni, moto che offrono qualche garanzia in più di riuscita nell’impresa, per consistenza, solidità e tenuta su terreni difficili, ma c’é di tutto, compresi tanti sidecar, rat bike e ovviamente Harley.

Allora ho pensato che valesse la pena fare quattro chiacchiere con chi ha deciso di partire verso Solla, 800km da Milano al confine tra Germania e Repubblica Ceca, sulla propria Harley per partecipare all’Elefantentreffen 2016: per capire come è andata e soprattutto capire perché.

Per esempio Marco, 45 anni, un Dyna del 2012 club-style e tanta voglia di stare in moto sempre, è partito con un casco jet e sottocasco Dainese, moffole Tucano Urbano e cupolone d’ordinanza. E giura di non aver avuto freddo. Oppure Cristina al suo secondo Elefantentreffen, partita con il suo Streetbob del 2014. Lei, freddolosa, bardata con giubbotto riscaldato e diversi strati addosso, già pronta a ripetere l’impresa l’anno prossimo. Se gli chiedi del freddo Marco risponde che quando nevica non può farne molto… Infatti al ritorno in Austria l’hanno presa (le foto sono loro).

D’altronde Cristina ammette candidamente che se ti piace andare a certi raduni è perché certe cose stai andando a cercarle. Ti raccontano che nella buca incontri gente di ogni tipo con mezzi di ogni tipo e che il fango arrivava alle caviglie… Perché se sei fortunato la buca gela, ma se fa caldo diventa un pantano di fango molle. La gente è aperta, ha voglia di parlare, complice l’alcol che riscalda e scioglie le lingue. Se poi chiedi perché hanno deciso di andarci e provi a leggere nelle loro parole, capisci che lo fanno per loro stessi. Perché i raduni invernali non sono roba da esibizionisti che ci vanno per raccontarlo poi al bar. Ci vanno perché ti costringono ad affrontare il viaggio con rispetto e attenzione, ti mettono alla prova e ti ripagano con la soddisfazione di esserci riuscito e il piacere di incontrare persone che hanno voglia di provare le tue stesse sensazioni.

Per me l’Elefantentreffen è una parola da bancone, un desiderio. Eppure io non ho mai avuto le palle di andare oltre alle parole. Tanti anni fa, ogni volta che si avvicinava l’ultimo weekend di gennaio, ero il primo che prometteva partenze improbabili lungo la rotta dell’Elefantentreffen. Ma non ci ho mai creduto veramente: non è mai stata abbastanza la mia voglia di provarci. Per questo ho un grande rispetto e ammirazione per chi ci va. Perché è andando a cercarsi le difficoltà che impariamo a conoscere le nostre reazioni ed è in quel posto di confine dentro la nostra anima, lontano dalle comodità di tutti i giorni, che i sogni diventano avventura e restituiscono il brivido che ci ricorda che siamo vivi. È una ricerca, uno stato mentale e l’Elefantentreffen per la sua natura estrema ed essenziale è uno dei posti che più attira chi è alla ricerca di quello stato mentale. Se hai una moto, sai di cosa sto parlando.

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