Quello che nessuno vi ha raccontato sull’Eicma 2019

Carlo Portioli, esperto di cultura e moto custom, ci racconta la sua esperienza ad Eicma

Anche quest’anno EICMA ha dimostrato di essere la fiera di chi ama le motociclette, ma anche la fiera dei buoni propositi che rimangono irrealizzati. Mi ero ripromesso di girare con calma gli stand di tutti i grandi produttori per approfondire le nuove tendenze e di esplorare idee, eccellenze e creatività negli stand meno battuti.

Per scovare dove si nasconda il “Grande Spirito Custom”, a quali sciamani stia sussurrando all’orecchio. Invece… ogni mia buona volontà di una visita completa ad EICMA si è schiantata contro l’invalicabile muro di folla che gira intorno alle moto come fedeli alla Mecca, delle musiche UNZ-UNZ a volumi che la scienza ritiene incompatibili con gli organismi viventi, ma anche per colpa dell’accoglienza dello stand 3D Beta che, nutrendomi e coccolandomi, ha finito per darmi ricovero per una parte consistente del tempo speso in fiera. Se si pensa che oltre ad occuparsi in modo eccellente dell’ospitalità, sono leader di mercato nell’architettura di officine su misura con clienti del calibro di Yamaha, Ducati, Brough Superior e Enduro Republic, capirete la ragione per cui mi è risultato difficile lasciare quella tana.

In sintesi, state leggendo un articolo su EICMA scritto da uno che ha passato gran parte del suo tempo a mangiare e bere in uno stand, ma questo non gli ha impedito di cercare le tracce del Grande Spirito, perchè ricordate… non sei tu a trovare lui ma è lui che trova te. Io ho solo seguito le minuscole molliche di pane di cui il cammino era disseminato e ho provato a capire quello che il Grande Spirito voleva dirmi.

Un fatto è chiaro: nel 2019 le stradali sono tornate regine ad EICMA. Sensuali, algide, pericolose. Honda CBR 1000 RR-R Fireblade e Ducati Panigale V4 incutono timore e fanno abbassare lo sguardo davanti ai fari accesi. Stesso effetto per la Street Figher Ducati su base Panigale, ma per noi c’è buona notizia: le persone vogliono ancora personalizzare le loro moto, che siano Harley, giap, Cafè Racer o Scrambler. Certo, la spinta creativa degli ultimi anni sta rallentando, le cose iniziano a ripetersi, a diventare un po’ più noiose. Ma è normale.

Ho visto lo spirito custom in casa Ducati con Scrambler, con un paio di concept ben pensati, su tutti lo Scrambler in versione Cagiva Elefant Lucky Strike: un tuffo al cuore per chi ancora ricorda quanto si desiderava quella moto, garanzia di felicità sull’asfalto e contributo determinante alla perdita della propria verginità.

Ho visto il Grande Spirito Custom in casa BMW, l’ho visto chiaramente e ho capito che è lì per restare. La principessa custom se ne è restata un po’ in disparte, per svelarsi agli occhi di chi ha saputo cercarla. Il primo concept R18 visto finalmente dal vivo fa capire lo stato di grazia che ha accompagnato la sua ideazione e realizzazione. E’ semplicemente una moto di una bellezza commovente. Confesso che mentre mi stavo allontanando ho dovuto soddisfare il desiderio di girarmi a guardarla per un’ultima volta, come si fa per certi quadri o sculture. Il secondo concept R18/2, più moderno e “club style” è stato svelato e la strada è tracciata. La R18, mantenendo questo nome, entrerà in produzione nel 2020 e sarà sul mercato entro fine anno. Tempistiche esatte ancora BMW non ne dà, essendo una linea produttiva tutta nuova per la fabbrica di Berlino, a partire dal motore boxer 1.800cc aste e bilancieri.

In casa Harley il discorso è diverso. Da qui il Grande Spirito ha spiccato il volo tanti anni fa eppure… è più un ricordo nostalgico che una vera presenza. Harley è in una fase complessa della sua storia, lo si capisce dalla varietà dei modelli, dalla quantità di generi e stili che esplora contemporaneamente. Alcune certezze rimangono e moto come il Dyna S o il Breakout infondono sicurezza a chi si sente un po’ spaesato, ma vedere nello stesso stand il concept Enduro che un giorno dovrà scontrarsi con i colossi del segmento come GS e Multistrada, la Livewire, in ritardo sulla commercializzazione e con un rumore al banco prova che ricorda alcuni elettrodomestici, le 750cc messe lì con poca convinzione, il nuovo motore 1.250 su due modelli anche quelli poco valorizzati, beh… lascia preoccupati. C’era poca convinzione nell’aria e si capiva da tante cose, per esempio la musica: sentire su “Holyday in Cambogia” dei Dead Kennedys ma a volume bassissimo spiega più di tante parole questo stato di minor convinzione rispetto agli anni passati.

Vi vogliamo ancora bene, per questo vi invitiamo a stare attenti a non perdere la via. Perchè se il Grande Spirito se ne va, non è detto che poi torni, anche se quella è da sempre casa sua.

Ho trovato i segni del Grande Spirito Custom in luoghi inaspettati e ne ho trovato molto poco dove invece era più facile pensare che fosse. D’altronde è uno spirito capriccioso e mutevole, che se decide di venire da te, ci rimane per il tempo che vuole per poi sparire di colpo. Ti lascia lì, magari a metà dell’opera. Magari per qualche tempo hai fatto moto che erano veramente “custom” e adesso… non sono più niente. Quando se ne va restano solo simulacri vuoti che copiano la forma, senza un’anima. Il Grande Spirito viaggia con due compagne preziose e altrettanto inafferrabili: Creatività e Libertà.

A volte va dove ci sono tanti soldi per sviluppare progetti, a volte dove non c’è un euro bucato. A lui non interessa. In fondo dobbiamo essere contenti perchè il Grande Spirito Custom c’è, è vivo e io ho visto i segni della sua presenza anche a questo EICMA 2019. O forse non è stato il Grande Spirito Custom a parlarmi, ma solo tutte quelle bottiglie di bollicine rosè mischiate ai geniali cocktail di Mr. Bubbles allo stand 3D Beta. Ma in fondo… poco cambia.

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