E’ sempre più Streetfood mania. Grazie ai gioielli full-custom

Lo Streetfood è ormai una tendenza in Italia: grazie anche a chi 'customizza' vecchie apecar o similia

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

“In principio Dio creò il porchettaro, e capì che era cosa buona e giusta”

Dovrebbe recitare più o meno così l’inizio della Bibbia dello Streetfood. Perchè se oggi il fenomeno Streetfood si può collocare tra le tendenze che più portano valore alle eccellenze del made-in-italy come cibo e design, è giusto non dimenticare le sue radici. Anzi, se il papà è il porchettaro, la mamma è la pizza, ovvero la regina di quei cibi di strada di cui la tradizione italiana è piena, dal panino con la milza siciliano al lampredotto fiorentino. Dal loro amore è nato qualcosa che più che una moda passeggera, è nato un vero e proprio movimento che reinterpreta una nostra antica tradizione, uno stile di consumo arrivato da pochi anni ma che è qui per restare a lungo.

Alla base di tutto questo ci sono spesso dei piccoli e splendidi mezzi full-custom. Costruiti a mano uno per uno in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Piccoli gioielli belli anche solo da guardare, a loro volta figli dell’eccellenza artigian-ingegneristica che è la linfa vitale di questo paese.

Ecco cosa ci racconta Andrea Carletti, architetto di La Spezia, fondatore di Streetfoodmobile e deus-ex-machina di questo movimento.

Quando avete iniziato?
Abbiamo iniziato 10 anni fa, i primi in Europa. L’idea è nata a Spezia per favorire la commercializzazione dei mitili, le cozze, prodotto tipico del nostro territorio. Chi raccoglie le cozze fa un lavoro massacrante, si sveglia alle 4 di mattina per poi svenderle a 1,5Eur al kg. L’idea era di aumentare il valore per i produttori andando per strada a vendere i panini con le cozze. Il primo carretto (questo il nome dei truck food n.d.r.) era nato per Spezia, ma poi non fu mai utilizzato, allora nel 2007 lo utilizzammo al “Cheese” di Bra offrendo pane burro e acciughe. Era un prototipo rudimentale, il prototipo zero.

Che mezzo era?
Era un Ape Piaggio, risposta italiana al truck food americano, puro design italiano del boom economico ma anche mezzo da trasporto commerciale e alimentare, fino alla raccolta della nettezza urbana.

E oggi che mezzi utilizzate?
Oggi utilizziamo principalmente due tipi di Ape Piaggio. Il “TM” 3 ruote, disegnata da Giugiaro nel ’82-‘83. Motore 2 tempi 218cc benzina. Oppure la versione “Classic”, sempre 3 ruote ma con motore diesel 4 tempi 435cc. Poi ci sono diversi mezzi d’epoca adatti per storia e fascino a questo tipo di utilizzo. Sono i Citroen HY, i Fiat 850T e ovviamente i Volkswagen T2. Sono spesso pezzi originali che vengono restaurati, revisionati, sabbiati e verniciati. A volte arrivano già a posto, altre volte bisogna fare tutto.

Qualcuno ti ha chiesto di truccare i motori?
Qualcuno si, truccare il motore o l’assetto per essere più stabile. Considera che comunque sono mezzi fatti per fare poca strada, in ambito urbano.

Come funziona la preparazione?
Nei nostri progetti c’è sempre qualcosa che si trasforma: l’Ape diventa veicolo per portare il box. Il box ha sempre la stessa forma, stesse dimensioni, stesso peso, ma contenuti molto diversi. Non c’è mai un progetto uguale all’altro. Per ogni progetto si parte sempre dal prodotto. In base a questo si definisce la parte tecnica (il layout del progetto), poi si scelgono le attrezzature a bordo (le celle, i piani di appoggio, le attrezzature da incasso/sospese, l’approvvigionamento idrico/elettrico). Poi si lavora sull’immagine, naming, lettering, colori, materiali del furgone. Sono sempre suggeriti dal prodotto, ma a volte è il luogo di provenienza del cibo a ispirarci.

Chi sono i tuoi clienti?
Da giovani imprenditori alle grandi aziende che lo usano per fare marketing diretto, fino a chef stellati. Costruiamo dalle bici ai container. Abbiamo anche progetti nostri, come Gurmetti, lanciato in UK diversi anni fa, oppure l’ultimo nato, il progetto Skibox. Skibox ha trasformato una baita di montagna di Courmayeur in un luogo dove aggreghiamo un’offerta di streetfood. Abbiamo portato su i truck food con l’elicottero…

Cosa è diventato oggi lo streetfood?
Lo streetfood è sempre più di moda, vuoi per la crisi vuoi perché la soluzione mobile consente a chi vende di essere flessibile e abbattere i costi fissi. Il valore percepito di quello che viene offerto sta aumentando rispetto ai tempi del “porchettaro” grazie all’attenzione verso la qualità delle materie prime. Sta diventando un’abitudine anche italiana. E’ aumentata la fiducia che, insieme alla bellezza e alla particolarità dei veicoli, aiutano a vendere i prodotti.

Come siamo arrivati a questa diffusione?
È una moda che arriva da oltreoceano, ma oltre a essere una moda è un modo di consumare cibo coerente con la scarsità di tempo e di soldi. Il cibo di strada è sempre esistito, ma i truck food hanno offerto una nuova formula di vendita.

Chi è il vero nemico dello streetfood, “La gamba sotto il tavolo”?
In parte si, la tradizione italiana di mettersi a tavola rimane molto importante come momento di socialità, ma si sta virando verso un consumo più easy, magari basta lo sgabello e un tavolo alto intorno a cui mettersi per mantenere il gesto sociale, che comunque resta. Inoltre rispetto alla “gamba sotto il tavolo” si mangia meno e ci si mette meno tempo, la misura standard dello streetfood è il piatto unico. Ognuno di noi fa mediamente 4 o 5 pasti al giorno: c’è spazio per tanti modi diversi di mangiare.

Qual’è il mezzo più incredibile che hai fatto?
Il mezzo più incredibile che ho fatto? Era solo un progetto… per un bordello svizzero. Due pali in acciaio, palla da discoteca e una bar station. Si può scrivere?

Tranquillo Andrea, si può si può anzi… è un vero peccato non vederlo sfrecciare!

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