Trump contro Harley Davidson: “Non è veramente americana”

Il presidente degli Stati Uniti attacca la Harley Davidson per la sua decisione di spostare parte della produzione in Europa

Nella guerra dei dazi che è scoppiata di recente tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, le conseguenze peggiori sembrano essere a carico delle aziende più importanti che rappresentano sia il mercato a stelle e strisce che tutti i prodotti importati in America. L’ultima accusa di Donald Trump riguarda una delle aziende che minaccia di lasciare gli Stati Uniti, la Harley Davidson.

Con uno dei suoi ormai noti tweet, il presidente americano ha accusato la casa produttrice di motociclette di sentire poco l’appartenenza agli Stati Uniti. Inequivocabile riferimento di quel “The US is where the Action is” alla volontà dell’azienda di dirottare una parte della produzione, in particolare quella riguardante le esportazioni in Europa.

La decisione della Harley Davidson sarebbe una conseguenza dei dazi imposti dall’Unione Europea: il 22 giugno Bruxelles ha infatti annunciato la sua risposta ai dazi già imposti da Trump e la Harley sarebbe una tra le aziende più colpite. Secondo le stime, infatti, i dazi farebbero lievitare di 2200 dollari il costo di ogni motocicletta, mentre dislocando in Europa i centri di produzione i costi resterebbero pressoché invariati.

Questa decisione ha portato allo scontro,non ancora formale ma sicuramente digitale, tra il presidente degli Stati Uniti e tutta la community degli harleysti. Da una parte, si contesta la scelta dell’azienda di lasciare la nazione che le ha dato i natali in un momento particolare dell’economia statunitense, dall’altro, si criticano le politiche di Donald Trump che hanno costretto la Harley a valutare il trasferimento, nonché un attacco frontale che il più grande gruppo di motociclisti al mondo non si attendeva.

La casa di Milwaukee in segno di protesta ha anche deciso di festeggiare i suoi 115 anni a Praga, ma rischia grosso in virtù di un clamoroso retroscena trapelato negli ultimi giorni. Pare infatti che l’amministrazione Trump sia persino al lavoro per convincere altre case produttrici di moto a sbarcare negli Stati Uniti. Non sembra così improbabile quindi l’idea di qualche clone personalizzato che copi le caratteristiche della Harley e che sconvolga l’intero mercato motociclistico.

D’altra parte, però, Harley non può certo rinunciare ai mercati esteri: le recenti aperture degli impianti di assemblaggio in Thailandia, Brasile ed India hanno ampliato le richieste nel resto del mondo, compensando il calo di domanda di motocicli negli Stati Uniti.

Il presidente americano Donald Trump non intende però mollare la presa e ha minacciato di imporre alla Harley Davidson tasse ancor più alte, mentre il titolo in borsa della celebre casa automobilistica sono salite di colpo. La guerra a distanza tra Trump e l’universo Harley è appena cominciata, ma non mancano i primi colpi di scena.

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