Cronaca di un viaggio in moto: la Route des Grandes Alpes, da La Thuile al Col de Lautaret

Racconto di un viaggio in moto in 4 tappe. Siamo arrivati alla seconda lungo le Alpi francesi della Route Des Grandes Alpes

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Il sole splende sopra La Thuile, le moto sono pronte alle 9,30. Si parte e poco dopo le 10,00 siamo in cima al Passo del Piccolo San Bernardo. L’aria punge la faccia come tanti spilli, i dettagli intorno a noi sono più nitidi di quanto non lo siano in pianura, come fossero cristallizzati. Silenzio, solo fischi di marmotte e lo sfrigolio dei cavi dell’alta tensione. Si scende verso la Val D’Isere: siamo finalmente sulla Route Des Grandes Alpes… dove volevamo essere.

Conclusa la Val d’Isere, bella, larga e prosperosa, ci aspetta il primo dei grandi passi. Il Col de l’Iseran. Rispetto alla parte italiana delle Alpi, qui le valli sono più profonde. Ci sono molto spesso 20km dall’inizio della salita al passo. Curve e tornanti si inseguono per chilometri in modo ritmico. Corpo e pensieri concentrati solo sulla prossima curva. Scala, aspetta, imposta, apri, esci. Non c’è nient’altro che questa danza. E il cervello comincia a galleggiare. Non capisco chi dice che in moto ha tempo di pensare, io sono troppo occupato ad essere lì in quel momento preciso per pensare ad altro.

Sull’Iseran si arriva a 2770m. Un passo ampio e brullo come può essere solo il più alto passo delle Alpi. Motociclisti e ciclisti si godono la propria piccola impresa in capannelli e noi non facciamo differenza. Pausa, foto e si riparte, ma il Softail evo 1340 del ’94 tossisce e scalcia come un mulo: forse si trova bene e non ne vuole sapere di andar via. Una carburazione perfetta è necessaria quando diminuisce l’ossigeno… ma questa vecchia signora ha sempre avuto qualche problema di tosse in altura. Una volta si diceva: cambia carburatore e monta un Mikuni, panacea di tutti i mali da carburazione. Noi siamo già una curva sotto quando ci accorgiamo, nel frattempo un vecchio motociclista zoppo in tuta integrale si avvicina e offre il suo aiuto per spingere. Da sotto la scena è surreale: il profilo del Softail evo, sopra il proprietario che corre a gambe larghe e busto in avanti con dietro il biker claudicante che spinge. Il trio scollina, inizia la discesa, terza dentro, fumata nera da vecchia locomotiva a nafta e via che parte!

Appuntamento a Lanslebourg, sotto il versante francese del Moncenisio verso le 14.00 con la Triumph T100 appena passata dalle cure di South Garage. Partito da Milano la mattina dopo aver portato i figli a scuola, rientro per il giorno dopo entro sera per impegni di famiglia. Una sola notte via, poche ore effettive per fare un pezzo del viaggio, tanta autostrada per raggiungerci… solo per il gusto di uscire, andare e fare. Ci congiungiamo e parte il toto-pranzo. Io dico: “Andiamo che almeno ci godiamo un po’ il raduno!”. Il padrone del Softail evo guarda tutti con aria interrogativa e chiede: “Perchè, stiamo andando a un raduno?”. Che squillino le trombe, abbiamo un vincitore per distacco! Tanti motociclisti si sentono a loro agio con i giri ben organizzati, quando nel programma ci sono cose tipo “Ore 19,00 arrivo in hotel e aperitivo di benvenuto”… e poi ci sono le schegge che si muovono libere in un perpetuo equilibrio instabile. Sono la variabile indipendente, il cane che attraversa all’improvviso la strada. Sono un dono di cui non si può più fare a meno, per stare insieme a surfare le onde furiose del caos.

Finalmente, illustrati gli obiettivi originali del giro, si parte per il Punta Bagna 2018 dove arriviamo per le 15.00 circa. L’evento si svolge su una lunga strada in leggera salita. In fondo un palco enorme per concerti rocknroll, garage rock e rockabilly. Qui si danno appuntamento i migliori chopper e bobber radicali di Francia, Italia, Germania e anche Spagna. Gente tosta, barbe lunghe e tanto stile. Gli MC in giro sono Hell’s Angels. Preparatori tanti, soprattutto concentrati su motori shovel e panhead.

Si va avanti e indietro, spulciando tra le bancarelle. La Stella Artois va giù troppo in fretta, chi invece beve Leffe lo fa a proprio rischio e pericolo. Io cerco 1 kg di olio 20w 50 perchè il Daytona ne consuma più del previsto. Nessuno lo vende, ma una persona di W&W si prende a cuore la mia triste storia, entra nel pullman giallo ed esce con quanto cercavo. “How much?” gli chiedo e lui risponde con un sorriso. Sono cose che scaldano il cuore. Allora è rimasto ancora qualcosa dello spirito originario, nonostante il circo, le luci e gli affari che girano intorno al mondo custom.

Sarebbe stato bello restare un paio di giorni e fare festa, ma questa era la scusa e dobbiamo partire perchè l’albergo è oltre il Col du Galibier. La strada per la salita inizia dietro il palco del Punta Bagna e va dentro profonda in una valle di una natura aspra per l’altitudine. Dopo alcuni chilometri il paesaggio si fa desolato, progressivamente lunare. La strada fa curve che ricordano un metro da sarta buttato per terra. A guardarti indietro vedi salire una lingua tortuosa appoggiata nel niente di enormi vallate. Il cielo è coperto e spruzza un po’ d’acqua. La cima del passo è poco più di un cambio di pendenza tra due curve strette, con una vista maestosa sulle due valli. Un arcobaleno compare improvviso a toglierci il fiato e a regalarci una ragione in più per prendere la moto e andare. La discesa, bella quanto la salita, ci porta all’Hotel des Glaciers, a circa 2000m. Una vecchia struttura solitaria sul Col de Lautaret. Si spengono le moto. Cena al Bistrot e alle 23 coprifuoco. Intorno a noi il silenzio immenso del vuoto di spazi in cui l’uomo non ha posto, se non come ospite non invitato. Una volpe ci attraversa la strada.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ https://www.instagram.com/poweranchovy/

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